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    ISRAELE

    Israele, estratto intatto un mikveh di 2.000 anni fa dal peso di 25 tonnellate

    Per duemila anni è rimasto sotto terra. Ora, per proteggerlo dai lavori di costruzione edilizia, un bagno rituale ebraico (mikveh) di epoca del Secondo Tempio, del peso di 25 tonnellate, è stato estratto intatto e trasportato, grazie a una complessa ed eccezionale operazione ingegneristica, presso il Dipartimento di Conservazione dell’Israel Antiquities Authority (IAA). Al termine dei lavori, sarà ricollocato come elemento centrale in uno spazio pubblico aperto del nuovo quartiere.
    Il mikveh, scoperto due mesi fa durante gli scavi archeologici condotti dall’IAA nel distretto di Carmei Gat a Kiryat Gat, nel sud di Israele, costituisce una prova importante della presenza di una comunità ebraica nella zona circa 2.000 anni fa. “Il sito ebraico che abbiamo scoperto qui è il primo e l’unico conosciuto in quest’area. – hanno spiegato i direttori degli scavi Elena Kogan-Zehavi, Maayan Margulis e Shira Lifshitz – Nelle pianure della Giudea sono noti molti insediamenti ebraici di epoca romana, ma nella zona di confine tra le pianure della Giudea e il Negev settentrionale nessuno finora”.
    A confermare la presenza ebraica sono anche altri reperti, tra cui recipienti in pietra, largamente utilizzati dagli ebrei durante il periodo del Secondo Tempio. Il sito sarebbe stato poi abbandonato nel II secolo, probabilmente durante la rivolta di Bar Kokhba. Circa 500 anni più tardi, in epoca bizantina, l’area tornò a essere abitata, ma da una popolazione con una composizione completamente diversa.

    A rendere particolarmente delicato l’intervento di trasferimento sono state le dimensioni e la fragilità del bagno rituale: il mikveh misura circa quattro metri di larghezza e conserva sulle pareti il suo antico intonaco.
    La preparazione ha richiesto due settimane. Prima è stato scavato tutto intorno al bagno rituale, ancora interrato, liberandolo dal terreno. Poi è stata realizzata una fitta serie di fori sotto la vasca, attraverso i quali sono state inserite travi d’acciaio, creando una struttura di sostegno indispensabile per separare il mikveh dal terreno senza comprometterne la stabilità.
    Anche l’intonaco ha richiesto particolari precauzioni. Le vibrazioni provocate dal sollevamento e dal trasporto avrebbero potuto farlo staccare dalle pareti. Per questo è stato protetto con garze e adesivi, mentre l’intera struttura è stata rivestita e rinforzata con materiale espanso, in modo da assorbire gli urti durante il viaggio.

    Poi è arrivato il momento più spettacolare e rischioso: sollevare dal terreno 25 tonnellate di storia. È stato necessario, infatti, l’impiego di un’enorme gru con una capacità di sollevamento di 300 tonnellate. Anche il trasporto ha richiesto un mezzo speciale, adeguato alla larghezza eccezionale del mikveh. “Una volta sollevata una struttura di questo tipo, non si può tornare indietro”, racconta Eyal Kaho, membro senior dell’Amministrazione per la Conservazione dell’IAA che ha guidato l’operazione. “Se si rompe, abbiamo perso il mikveh. Per questo ogni dettaglio deve essere considerato in anticipo. Dopo 36 anni all’Israel Antiquities Authority ogni volta l’adrenalina sale”.
    “Il mikveh scoperto a Kiryat Gat aggiunge una dimensione importante alla nostra comprensione dell’insediamento ebraico nella Terra d’Israele durante il periodo del Secondo Tempio”, ha affermato il ministro del Patrimonio, il rabbino Amichai Eliyahu. La sua conservazione, ha sottolineato, “riflette il nostro impegno a preservare il patrimonio anche nel pieno di uno sviluppo urbano in rapida trasformazione”.

    Foto e video Credit: Israel Antiquities Authority

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