
Rapiti insieme da Hamas il 7 ottobre e liberati in momenti diversi, Sasha Troufanov e Sapir Cohen si sono sposati domenica sera, trasformando una celebrazione privata in un simbolo di sopravvivenza, ricostruzione e speranza.
La cerimonia nunziale, carica di emozione, ha riunito numerosi ex ostaggi e figure istituzionali, tra cui il presidente israeliano Isaac Herzog e Nitzan Alon, già responsabile del comando dell’esercito israeliano per gli ostaggi. Sotto la chuppah, Troufanov ha ringraziato le persone presenti: “Siete stati con noi per tutto il percorso. Grazie di cuore. Vi voglio bene”.
La coppia era stata presa in ostaggio dal kibbutz di Nir Oz durante l’attacco del 7 ottobre. Cohen era stata liberata nell’ambito dell’accordo di novembre 2023, insieme alla madre e alla nonna di Troufanov. Lui è tornato in Israele mesi dopo, dopo 498 giorni di prigionia a Gaza. Il matrimonio arriva a un anno dal fidanzamento e rappresenta, per i due giovani, un passaggio decisivo dopo un’esperienza segnata dalla violenza e dalla perdita. Il padre di Sasha, Vitaly, è stato ucciso durante l’attacco al kibbutz, dove la coppia si trovava in visita alla famiglia di lui.
Tra gli invitati c’erano altri sopravvissuti alla prigionia, fra cui Rom Braslavski, rapito insieme a Troufanov e detenuto con lui in condizioni difficili. In un messaggio pubblicato nel giorno delle nozze, Braslavski ha ricordato la loro permanenza in una stanza a Rafah e ha definito gli sposi “non solo due innamorati, ma una coppia di combattenti”.
Anche Herzog ha sottolineato il valore simbolico della serata. Il presidente aveva in passato dichiarato che non avrebbe partecipato a matrimoni fino al ritorno di tutti gli ostaggi. La sua presenza alla cerimonia ha quindi assunto un significato particolare, in un Paese ancora attraversato dalle conseguenze della guerra. Per Sasha e Sapir, il matrimonio non cancella il trauma, ma segna un gesto concreto di futuro: una scelta di vita dopo mesi di separazione, paura e attesa.
photo credit: X/Isaac Herzog














