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    NEWS

    Da Roma a New York: il viaggio del 3º AS tra grattacieli, arte e radici ebraiche

    Una settimana intensa, densa di emozioni e scoperte. Dal 10 al 17 maggio, la nostra classe, il 3º AS (Scientifico e Scienze Applicate) della Scuola Ebraica di Roma “Renzo Levi”, ha vissuto un’esperienza indimenticabile a New York. Un gruppo affiatato composto da 17 studenti, accompagnato dalle professoresse Capelluto e Scroccaro, dai rappresentanti dell’AGS David Gay e Patrick Tesciuba, e vigilato con cura da John, responsabile della sicurezza.

    Tra i giganti di Manhattan: specchi di storia e modernità

    Il viaggio ha toccato i simboli universali di New York, offrendo continui spunti di riflessione. Il primo impatto è stato con la Statua della Libertà: anche senza scendere dal traghetto, vederla stagliarsi contro il cielo ha evocato il sogno di milioni di persone che proprio lì vedevano l’inizio di una nuova vita.
    Passeggiando per Wall Street, il cuore pulsante della finanza mondiale, l’atmosfera frenetica ci ha fatto riflettere su come questo pugno di strade muova l’economia del pianeta. Poco distante, il panorama cambia radicalmente con il World Trade Center e, soprattutto, il Memoriale dell’11 settembre 2001. Davanti alle grandi vasche dove l’acqua scorre nel vuoto, il silenzio ha preso il sopravvento: una sosta necessaria per comprendere una ferita che ha cambiato la storia contemporanea, unendo il ricordo delle vittime a un profondo senso di resilienza.
    La New York che si rigenera è apparsa chiaramente durante la passeggiata sulla High Line, la vecchia ferrovia sopraelevata trasformata in parco urbano, e a Little Island, una meravigliosa oasi verde sospesa su palafitte futuristiche nel fiume Hudson. Da lì, il percorso è proseguito per il Greenwich Village – sorprendente con le sue spiagge urbane, i campi da calcio e da tennis che mostrano il lato più dinamico della città – fino a fotografare lo storico e inconfondibile Flatiron Building.
    Immancabile l’esperienza di Times Square: se di pomeriggio colpisce per il caos, è di notte che rivela il suo vero fascino. Le luci dei megaschermi che illuminano la notte a giorno creano un’atmosfera magnetica che lascia senza fiato. Un panorama opposto, ma altrettanto vertiginoso, è stato quello goduto dal Rockefeller Center: ben 70 piani d’altezza da cui si domina l’intera città e si ammira dall’alto la vastità geometrica di Central Park. Proprio il parco più famoso del mondo ha offerto un momento di decompressione e una riflessione su come una metropoli così densa custodisca un cuore verde così vitale. C’è stato spazio anche per i miti della cultura pop alla Stazione Centrale (Grand Central Terminal), l’iconico snodo ferroviario dove sono state girate serie cult come Gossip Girl.

    L’incontro con l’arte: la riflessione profonda al MoMA

    Uno dei momenti culturalmente più alti del viaggio è stato senza dubbio la visita al MoMA (Museum of Modern Art). Entrare in questo museo non significa semplicemente osservare dei quadri, ma fare un viaggio ravvicinato nella mente e nelle inquietudini degli artisti che hanno rivoluzionato il nostro modo di vedere il mondo. Camminare tra i suoi piani disorienta e affascina allo stesso tempo: le forme geometriche del cubismo, le provocazioni del dadaismo e le visioni del surrealismo ci costringono a riflettere su come l’arte non debba per forza rappresentare la realtà così com’è, ma possa dare forma all’invisibile, ai pensieri più intimi e ai grandi cambiamenti sociali del Novecento.
    Il percorso espositivo trova la sua massima intensità emotiva davanti alla celeberrima “Notte Stellata” di Vincent van Gogh. Osservare dal vivo le pennellate dense, pastose e vorticose del pittore olandese suscita una commozione profonda: quel cielo inquieto, dove le stelle sembrano quasi esplodere, mostra come l’arte sia in grado di trasformare la solitudine profonda e il dolore umano in una bellezza eterna che continua a parlare a milioni di persone a distanza di secoli. Tutto il MoMA ci ha lasciato questo insegnamento: l’arte contemporanea è uno specchio in cui riflettersi, un invito a guardare oltre la superficie delle cose.


    Il cuore pulsante del viaggio: lo Shabbat a Brooklyn

    Il viaggio ha preso una piega profondamente spirituale ed emotiva a partire da venerdì mattina, quando ci siamo recati all’Ohel, la tomba del Rebbe di Lubavitch, Menachem Mendel Schneerson. Qui, in un’atmosfera di solenne raccoglimento, abbiamo approfondito la figura di questo straordinario leader spirituale, scritto le nostre lettere di richiesta di benedizione (panim) e recitato i Tehillim (Salmi), pregando per le nostre famiglie e per tutto il popolo d’Israele in un momento storico così delicato.
    Il calore della comunità locale si è manifestato concretamente nell’organizzazione dello Shabbat. Poco prima del tramonto, insieme alla mia compagna Joelle Debash, sono andato a consegnare dei regali di ringraziamento alle tre splendide famiglie che ci avrebbero ospitato con straordinaria ghemilùt chasadìm: le famiglie Garelik, Nagel e Kaplan. Dopo aver comprato un mazzo di fiori L’Chavod Shabbat (in onore dello Shabbat), ci siamo diretti al celebre Tempio 770 a Eastern Parkway, il quartier generale del movimento Chabad Lubavitch. Entrare in quel luogo, centro mondiale di diffusione dell’ebraismo, è stato emozionante. Durante la Kabalat Shabbat, l’energia era palpabile: i canti riempivano la sala e una frase, in particolare, è stata ripetuta con forza e gioia infinite, unendo tutte le nostre voci in un unico grande coro:
    יחי אדוננו מורנו ורבינו מלך המשיח לעולם ועד.
    Il giorno successivo, nel pomeriggio di Shabbat, l’esperienza comunitaria è continuata: noi ragazzi siamo andati in una Yeshiva locale. Una sosta che ha stimolato una profonda riflessione sul valore dello studio della Torah, sul confronto dialettico della sbroccata interpretativa e sulla incredibile vitalità della gioventù ebraica che, anche dall’altra parte dell’oceano, porta avanti l’identità e le tradizioni con lo stesso identico orgoglio.
    Torno a Roma con le valigie piene di acquisti e ricordi, ma soprattutto con il cuore colmo di gratitudine verso la scuola, gli accompagnatori e tutti coloro che hanno reso possibile questo splendido ponte tra la nostra Comunità e quella di New York.

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