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    EUROPA

    I bambini più uguali degli altri

    Un’iniziativa interessante verrebbe da dire. Dare il Nobel ai bambini di Gaza. La proposta parte da Napoli, città in cui nei mesi scorsi si sono verificati episodi di antisemitismo, ricordiamo il caso della Taverna di Santa Chiara. A lanciarla su Avvenire, il giornale dei vescovi italiani, Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II. La raccolta firme va avanti raggiungendo la cifra di 17mila persone con molti esponenti del centrosinistra. Del resto, si sa, i bambini sono le prime vittime delle guerre.

    Ma c’è un ma e è un grosso ma. Perché soltanto quelli di Gaza? Che hanno fatto al professore Eugenio Mazzarella quelli del Sudan? O dell’Afghanistan? O dell’Ucraina? E perché non metterci i ragazzi dell’Iran, che poco più che bambini, vengono impiccati perché vogliono togliersi il velo o andare in discoteca. Dimenticati anche i Basij, i giovanissimi “volontari”, che venivano mandati al fronte con chiavi di plastica o metallo al collo, le cosiddette chiavi del paradiso, durante la guerra tra Iran e Iraq. Dal 1980, non è stato chiesto per loro nessun premio Nobel, né li ricorda più nessuno. Ma come si dice? No Jews, no news.

    E perché non chiederlo per i bambini uccisi il 7 ottobre. Ricordiamo ad esempio il Kibbutz di Kfar Aza dove intere famiglie sono state massacrate mentre si trovavano nei loro letti. Donne, anziani e 24 bambini alcuni sgozzati o decapitati mentre si nascondevano o cercavano di scappare. Per non dimenticare i bambini simbolo del 7 ottobre, Ariel e Kfir Bibas, rapiti e strangolati per mano dei terroristi di Hamas. Per loro, nessuno chiede il Nobel.

    Ma, si replica, i bambini di Gaza rappresentano per eccellenza le vittime delle guerre. Così si susseguono le manifestazioni con il sudario bianco, il lunghissimo lenzuolo su cui sono stati scritti a mano, uno per uno da volontari, i nomi dei 20mila bambini uccisi nel conflitto. Nessuno nega che ci sia stata una guerra, scatenata da Hamas, che abbia avuto anche vittime civili, inclusi i bambini. Ma chi da le cifre delle vittime? Nessuno in Italia se lo chiede o meglio si sa o si fa finta di non sapere. Le cifre le da Hamas che non considera bambini i ragazzi dai 12 anni in su finché sono in vita e in grado di imbracciare un fucile. Ma quando vengono uccisi, immediatamente vengono messi nelle liste civili. Anche questi ragazzi combattenti sono, per chi scrive, vittime. Ma di Hamas, di un’organizzazione terroristica che non esita a utilizzare i bambini come scudi umani davanti a tunnel e arsenali militari.

    Mi spiace, ma non va. Non va quest’operazione strumentale lanciata dal giornale della Cei che ricorda tempi bui dove gli ebrei venivano accusati di deicidio. Non va questo ergersi a difensori dei bambini di Gaza per sentirsi più buoni perché i cattivi sono sempre gli stessi: il governo israeliano e l’Idf. Non va il Nobel soltanto per i bambini di Gaza che diventa un comodo alibi per non pensare a tutte le altre guerre presenti sul nostro pianeta. Non va sciacquarsi la coscienza e non pensare minimamente alle spose bambine in Afghanistan. Perché altrimenti, come direbbe George Orwell, tutti i bambini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

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