Skip to main content

Ultimo numero Maggio – Giugno 2026

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    EUROPA

    Addio ad Arlette Testyler, tra le ultime voci del Velodromo d’Inverno

    Si è spenta all’età di 93 anni Arlette Testyler, una delle ultime sopravvissute alla razzia del Velodromo d’Inverno di Parigi e figura fondamentale nella trasmissione della memoria della Shoah. La sua scomparsa, avvenuta il 12 giugno, è stata annunciata dalla Fondazione per la Memoria della Shoah. Fino agli ultimi anni della sua vita, Testyler aveva continuato a incontrare studenti e cittadini per raccontare l’orrore vissuto da bambina e per mettere in guardia contro il ritorno dell’antisemitismo e dell’odio.

    Nata a Parigi nel 1933 con il nome di Arlette Reiman, da una famiglia ebraica originaria della Polonia, aveva appena nove anni quando, il 16 luglio 1942, venne arrestata dalla polizia francese insieme alla madre Malka e alla sorella Madeleine durante la grande retata del Vel d’Hiv, una delle pagine più oscure della collaborazione del regime di Vichy con la persecuzione nazista degli ebrei. Migliaia di persone furono rinchiuse nel Velodromo d’Inverno in condizioni disumane prima della deportazione verso i campi di sterminio.

    Dopo il Vel d’Hiv, Arlette e la sua famiglia furono trasferite nel campo di Beaune-la-Rolande. Grazie al coraggio della madre riuscirono a fuggire dalla deportazione e a trovare rifugio presso Jeanne e Jean Philippeau, una coppia di Vendôme che nascose le due bambine fino alla Liberazione, rischiando la propria vita. Nel 2025 i due furono riconosciuti come “Giusti tra le Nazioni” per il loro gesto di coraggio e umanità. Il padre di Arlette, invece, deportato ad Auschwitz, non fece mai ritorno.

    Negli anni successivi alla guerra, Arlette Testyler fece della testimonianza una missione. Divenuta presidente dell’Unione dei deportati di Auschwitz alla fine del 2024, dedicò gli ultimi anni a portare la sua storia nelle scuole, nei luoghi della memoria e nelle commemorazioni ufficiali. Nel suo libro Avevo nove anni quando ci rastrellarono raccontò l’infanzia spezzata dalla persecuzione e il peso di un ricordo che considerava un dovere verso le vittime che non avevano più una voce. “La memoria è una linea di resistenza”, aveva detto in uno dei suoi ultimi interventi pubblici, ricordando il pericolo dell’oblio e il dovere di vigilare contro ogni forma di negazionismo e discriminazione. Con la sua morte si spegne una testimone diretta della Shoah, ma resta un’eredità di parole, coraggio e responsabilità affidata alle nuove generazioni.

    Foto
    Arlette Testyler à la cérémonie nationale à la mémoire des victimes des crimes racistes et antisémites et d’hommage aux Justes de France, commémorant la rafle du Vél d’Hiv (2025) ©️Alain Azria

    CONDIVIDI SU: