
Il Tel Aviv Museum of Art ha inaugurato la prima grande mostra retrospettiva israeliana dedicata all’artista americano Tom Wesselmann, figura chiave della Pop Art americana. La mostra rimarrà aperta fino al 26 dicembre e offre una prospettiva contemporanea sull’opera dell’artista che ha ridefinito i generi del nudo e della natura morta nella seconda metà del XX secolo.
Intitolata “All Out”, l’esposizione riunisce oltre quaranta opere tra dipinti a olio, lavori su carta, collage e readymade, provenienti dalle celebri serie degli anni ’60 e ‘70 del secolo scorso. Le opere fondono le tradizioni storico-artistiche della pittura classica con il linguaggio visivo della cultura consumistica americana; al centro vi sono immagini di grande formato e dai colori vivaci: parti del corpo isolate, figure appiattite e scene intime, frammenti della vita domestica e oggetti quotidiani permeati dall’estetica della pubblicità e dei mass media, trasformati in paesaggi del desiderio all’interno della cultura dell’abbondanza americana.

L’opera di Wesselmann è nata nel pieno della rivoluzione sessuale negli Stati Uniti, il nudo nei suoi lavori non è un ritratto individuale ma una costellazione di simboli e segni che oscilla tra idealizzazione e critica della cultura dello spettacolo. Attraverso l’isolamento di parti del corpo, come labbra, seni e gambe, il nudo si trasforma da immagine classica a icona Pop che rivela il modo in cui sessualità e femminilità vengono rappresentate e commercializzate dai media americani. Nel corso della storia, il nudo femminile è stato prevalentemente costruito con e per lo sguardo maschile, Wesselmann ha operato all’interno di questa tensione, elaborando un linguaggio che invita a riflettere sui modi in cui desiderio e identità vengono plasmati nella sfera pubblica e, oggi, anche in quella digitale.

Nel contesto attuale, caratterizzato dalla molteplicità delle voci, da una crescente ondata di conservatorismo e da nuove forme di censura, la mostra propone una lettura contemporanea dell’immagine del corpo come qualcosa di costantemente mutevole, ridefinito e trasformato, in cui l’opera di Wesselmann entra in dialogo con artisti di epoche diverse. Accanto ai suoi lavori sono esposte opere provenienti dalla collezione del museo di Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Alex Katz, Milton Avery, Henri Matisse, Pablo Picasso, Mickalene Thomas, oltre a un’opera video di Doron Solomons.

Tom Wesselmann era nato nel 1931 a Cincinnati, in Ohio, aveva studiato psicologia e prestato servizio nell’esercito statunitense durante la guerra di Corea, periodo durante il quale iniziò a disegnare vignette. All’inizio degli anni ’50 del secolo scorso, dopo il congedo, si era trasferito a New York per entrare alla Cooper Union, dove era venuto a contatto con l’Espressionismo Astratto e con il lavoro di artisti come Jackson Pollock, Willem de Kooning e Mark Rothko. In risposta a questo linguaggio pittorico dominante, aveva sviluppato uno stile fortemente figurativo e di grande impatto visivo, traendo ispirazione da cartelloni pubblicitari, riviste e cultura dei consumi. Negli anni ’70 aveva iniziato ad esporre insieme agli artisti Pop emergenti e successivamente aveva incorporato materiali stampati ed elementi esterni per ampliare il suo vocabolario artistico, portandolo allo sviluppo di collage e formati non convenzionali. Negli anni ’70 e ’80 aveva continuato a lavorare in serie che mettevano in discussione i confini del mezzo artistico e il rapporto tra immagine, materialità e rappresentazione, affermandosi come una delle figure centrali della Pop Art americana fino alla sia scomparsa avvenuta nel 2004.

Tania Coen-Uzzielli, direttore del Tel Aviv Museum of Art, ha spiegato: «Presentare in Israele, proprio in questo momento, una mostra completa dedicata a Tom Wesselmann, uno degli artisti più importanti e influenti emersi negli Stati Uniti nel XX secolo, rappresenta un traguardo significativo per il Tel Aviv Museum of Art. L’opera di Wesselmann continua a risuonare ancora oggi, ispirando generazioni di artisti che operano in una cultura satura di immagini. Desidero ringraziare Marie e Jose Mugrabi per il loro sostegno di lunga data al Museo e, in particolare, per il loro impegno durante questo periodo particolarmente difficile».

Foto credit: Tel Aviv Museum of Art














