
Il Museo Ebraico di Vienna ospita la mostra “On the Jewish Wig”, “La parrucca ebraica”, allestita nel Project Space della sede di Dorotheergasse fino al 12 ottobre. L’allestimento di Daniela Pscheiden è costruito attorno a un film della regista austriaca Anja Salomonowitz, presentato per la prima volta come installazione immersiva e con un approccio documentaristico, lontano dal sensazionalismo. Nessuna spiegazione didascalica, nessun giudizio, solo voci, volti ed esperienze che restituiscono tutta la complessità di una pratica religiosa spesso fraintesa.

Dopo il matrimonio le donne ebree osservanti coprono i loro capelli utilizzando il foulard, il cappello o la parrucca. Non esiste un’unica modalità né un’unica interpretazione: le pratiche cambiano da persona a persona, da famiglia a famiglia, da comunità a comunità. Ed è proprio questo che il progetto vuole mostrare: non è un simbolo, ma un oggetto cui viene attribuito un significato. La forza della mostra è nel lasciare spazio alle persone, evitando di trasformarle in oggetti di osservazione antropologica. “On the Jewish Wig” invece di parlare della storia dell’ebraismo, racconta le donne ebree, le loro esperienze quotidiane e risponde alle domande che si pongono i visitatori.
La regista Anja Salomonowitz ha costruito il suo lavoro unendo le diverse interviste: dalla parruccaia viennese altamente specializzata, alle differenti donne che indossano la sheitel, le testimonianze parlano di fede, di quotidianità, di relazioni familiari, di lavoro e di percezione sociale. La scelta curatoriale è volutamente essenziale, lo spazio espositivo è pensato come un ambiente cinematografico raccolto, quasi intimo, nel quale il visitatore è invitato ad ascoltare più che ad osservare, contribuendo a creare un’esperienza diversa rispetto alle grandi mostre spettacolari.
La domanda del pubblico: “perché indossare una parrucca che sembra un’acconciatura naturale?” diventa il punto di partenza per un percorso molto più articolato. Le risposte non sono mai univoche. Alcune protagoniste raccontano come il gesto appartenga alla propria intimità religiosa; altre spiegano quanto sia importante poter scegliere personalmente come interpretare una tradizione antica, altre ancora parlano delle continue incomprensioni che incontrano nella società contemporanea. Il film evita accuratamente di trasformare queste esperienze in curiosità esotiche e restituisce normalità a un uso che spesso viene osservato solo attraverso il filtro dello stereotipo. Il grande merito dell’esposizione è quello di rivolgersi a tutti, non soltanto a chi conosce il mondo ebraico utilizzando la parrucca come strumento per formulare la domanda: “quanto del nostro aspetto esteriore racconta davvero chi siamo?”. E la parrucca diventa allora il punto di partenza per riflettere sulla pluralità religiosa di una metropoli mitteleuropea, sulla convivenza tra modernità e tradizione e sul modo in cui le identità si costruiscono ogni giorno.
Negli ultimi anni Vienna ha investito molto nella valorizzazione della propria storia multiculturale. Accanto ai grandi musei imperiali stanno assumendo sempre maggiore importanza istituzioni che raccontano la città attraverso prospettive differenti. Il Museo Ebraico è uno degli esempi più significativi di questa trasformazione. Le sue esposizioni temporanee affrontano spesso temi capaci di mettere in dialogo memoria storica e società contemporanea, dimostrando come la cultura ebraica non appartenga soltanto al passato della città, ma continui a far parte del suo presente. E poche mostre riescono a farlo con la discrezione e l’intelligenza di “On the Jewish Wig”: che partendo da una parrucca e finisce per parlare di identità, rispetto e libertà.
Foto credit: Juedisches Museum Wien














