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    Cultura

    Amore, psicologia e tradizione ebraica: il dialogo dell’AME per la Giornata della Cultura

    In un’epoca in cui le relazioni diventano sempre più complesse e il bisogno di sentirsi accolti convive con quello di essere indipendenti, l’amore continua a rappresentare una delle esperienze più profonde e difficili da definire. È questo il tema attorno a cui si è sviluppato l’incontro promosso dall’AME – Associazione Medica Ebraica in occasione della Giornata della Cultura Ebraica.

    Ad aprire l’incontro “L’amore tra psicologia, letteratura e tradizione ebraica: da re David a Dante, passando per Freud” è stato Davide Nahum, psicologo e direttore del Centro Ieled di Milano. Nel suo intervento, ha spiegato come “quando parliamo di amore, utilizziamo una parola per indicare esperienze diverse tra loro”, evidenziando come dietro un sentimento apparentemente universale si nascondano bisogni, desideri e modalità relazionali differenti.

    Da Sigmund Freud alla teoria dell’attaccamento di John Bowlby, è emerso come la ricerca di una figura capace di offrire protezione costituisca un bisogno primario della persona. Nel corso della crescita diventa infatti fondamentale entrare in una relazione sicura: un punto di riferimento da cui partire e a cui poter tornare, senza restarvi ancorati.

    Su questo punto si è concentrato anche l’intervento di Giovanni Maria Ruggiero, psichiatra e professore presso la Sigmund Freud University di Milano: “Con il passare del tempo, cambiano e aumentano le esigenze all’interno di una relazione, fino spesso ad entrare in tensione fra loro”.

    La tradizione ebraica restituisce questa complessità vissuta all’interno delle relazioni, proponendo un’idea dell’amore lontana dall’idealizzazione: non è solo un sentimento vissuto nella sfera privata, ma un’esperienza che si costruisce nello spazio fra due persone, anche nei piccoli gesti della quotidianità.

    “Nella Torah – spiega il dott. Nahum – le relazioni, come quella tra Abramo e Sara, sono raccontate attraverso conflitti, desideri, difficoltà e scelte concrete”. Lo mostra anche la storia di re David e Betsabea, in cui una scelta dettata dal desiderio produce conseguenze che vanno ben oltre la dimensione individuale.

    La letteratura, a sua volta, racconta l’amore nelle sue diverse sfaccettature. “Ad esempio, nel quinto canto dell’Inferno, l’amore di Paolo e Francesca nasce per caso e sfocia nella tragedia”, ha ricordato il prof. Ruggiero. In altre opere, come Anna Karenina, invece, l’amore entra in conflitto con le convenzioni sociali, mettendo in luce il delicato rapporto tra libertà e responsabilità.

    Il dialogo tra psicologia, letteratura e tradizione ebraica lascia così aperta una domanda: non tanto che cosa sia l’amore, ma come imparare a viverlo nella sua complessità, senza trasformarlo in una promessa di perfezione né in una rinuncia alla propria libertà. Un amore, dunque, che smette di essere astratto e trova la sua espressione più autentica proprio nel confronto con conflitti e fragilità.

    Foto: Ludwig Grillich (circa 1905), Public Domain, tramite Wikimedia Commons (immagine ritagliata).

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