
“Amore per la terra. Tra arte e letteratura” è stato il tema dell’incontro che si è tenuto domenica pomeriggio nei Giardini del Tempio Maggiore di Roma, nell’ambito degli eventi organizzati per la Giornata Europea della Cultura Ebraica.
Una conversazione ricca di spunti e intensa, moderata da Giorgia Calò, direttrice del Centro di Cultura della Comunità Ebraica di Roma, ha esplorato il mondo letterario e linguistico di Isaac Bashevis Singer attraverso gli interventi della professoressa Roberta Ascarelli, studiosa di letteratura e cultura ebraica e docente di lingua e letteratura tedesca all’Università di Siena, e della professoressa Laura Quercioli Mincer, docente di letteratura e cultura polacca e di lingua polacca all’Università di Genova.
Al centro dell’incontro, come punto di partenza per la conversazione, il volume Viaggio in Israele, una raccolta di articoli scritti da Singer e pubblicati nel 1955. Attraverso queste pagine, lo scrittore, premio Nobel per la Letteratura, lascia emergere il suo rapporto con la terra di Israele, offrendo al tempo stesso uno sguardo sulla società e sulla cultura del Paese.
Gli interventi hanno messo in luce la complessità dello sguardo di Singer, sospeso tra memoria e appartenenza, tra l’immagine di un mondo lontano, quello di una Polonia che non esiste più, e quella di una società israeliana ancora in via di definizione, attraversata da contraddizioni e trasformazioni.
La professoressa Ascarelli ha suggerito un interessante parallelismo tra l’atteggiamento di Singer nei confronti di Israele, così come emerge dalla sua biografia e dalle sue opere, e il rapporto dello scrittore con le donne. Della sua vita privata si conosce relativamente poco, ma, come ha sottolineato la professoressa, i suoi «sono amori alternanti, mai del tutto fedeli o infedeli». Una dinamica ambivalente che, secondo Ascarelli, sembra riproporsi anche nel rapporto con Israele, caratterizzato da un’oscillazione tra il desiderio di partire, cambiare, migliorarsi e, al tempo stesso, l’incapacità di farlo davvero.
La professoressa Quercioli Mincer ha invece concentrato il suo intervento sulle contraddizioni che emergono tra le parole di Singer e la realtà storica dell’Israele dell’epoca, soffermandosi in particolare sulla questione linguistica e, nello specifico, sul ruolo dello yiddish.
Un aspetto particolarmente significativo riguarda il modo in cui, negli scritti di Singer, emerge l’immagine di una sorta di armonia tra gli ebrei in Israele. Una rappresentazione che, tuttavia, non restituirebbe pienamente la complessità della realtà israeliana di quegli anni, segnata da tensioni, difficoltà di integrazione e conflitti legati anche all’uso delle lingue.
L’amore per la terra è stato raccontato non solo attraverso la letteratura, ma anche attraverso l’arte. Un legame approfondito con l’intervento di Ilana Efrati: artista, stilista e imprenditrice, nominata nel 2016 Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia. Per decenni Efrati ha sviluppato un modo originale di concepire la moda in una prospettiva artistica intensamente connessa con la natura e con la terra.
Nel suo lavoro, la natura ha un ruolo centrale: emerge nella scelta e nella qualità dei tessuti, ma anche nell’ispirazione delle sue opere, nate dall’osservazione e dalla rielaborazione creativa delle forme naturali. Un alveare con le sue spirali perfette, una scultura lignea, foglie e fiori diventano così elementi di un percorso nel quale arte, moda — rigorosamente slow fashion — e attenzione per l’ambiente si intrecciano, dando vita a una visione della creatività capace di sprigionare la forza della natura.













