
Nel cuore di Baghdad, in Iraq, in un edificio che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per l’istruzione ebraica, torna a trovare spazio la storia di una delle comunità più antiche del Medio Oriente. Ha aperto il Museo Shamash, dedicato alla memoria e alla storia degli ebrei iracheni, ospitato nell’ex sede dell’omonima scuola ebraica, fondata nel 1928 lungo la storica via al-Rashid.
L’inaugurazione, avvenuta il 22 ottobre, ha attirato circa mille visitatori nella prima giornata, secondo quanto riportato da diverse fonti. L’apertura è stata documentata anche attraverso immagini e video diffusi sui social network, mentre la notizia ha ricevuto attenzione da parte della stampa israeliana e internazionale. Al momento, tuttavia, i media iracheni non hanno dato conto di un annuncio ufficiale delle autorità sull’inaugurazione.
Il polo museale conserva fotografie di famiglie ebraiche, documenti storici, certificati scolastici e oggetti legati alla vita religiosa e culturale della comunità. Tra i materiali esposti figurano immagini di rabbini e dirigenti comunitari, oltre al ritratto di Jacob Shamash, fondatore della scuola che dà il nome all’istituzione. Le testimonianze restituiscono frammenti della vita quotidiana di una presenza ebraica che ha contribuito profondamente alla storia sociale, culturale ed economica dell’Iraq.
La scelta di ospitare il museo proprio nell’edificio della scuola Shamash assume un significato particolare. Fondata nel 1928, l’istituzione raggiunse il suo apice nel 1939, quando contava oltre 900 studenti. Nel 1951 la scuola si trasferì in un’altra sede, continuando le proprie attività con il nome di Shamash Secondary School. L’edificio originario, situato su via al-Rashid, torna oggi a raccontare quella storia attraverso documenti e testimonianze.
La storia degli ebrei in Iraq affonda le proprie radici nell’antica Babilonia. La presenza ebraica nella regione risale almeno al VI secolo a.e.v., nel contesto dell’esilio babilonese seguito alla conquista di Gerusalemme da parte del re Nabucodonosor II. Per oltre duemila anni, le comunità ebraiche hanno rappresentato una componente significativa della società mesopotamica, sviluppando tradizioni religiose, culturali e intellettuali proprie.
Ancora nella prima metà del Novecento, l’Iraq ospitava una comunità ebraica numerosa e radicata. A Baghdad, gli ebrei costituivano una parte importante della popolazione cittadina e partecipavano attivamente alla vita commerciale, culturale e professionale del Paese. La progressiva scomparsa di questa presenza fu segnata da persecuzioni, violenze e discriminazioni. Un momento particolarmente tragico fu il Farhud del giugno 1941, il pogrom contro gli ebrei di Baghdad durante il quale furono uccise e ferite numerose persone e vennero saccheggiate abitazioni e attività commerciali ebraiche. Negli anni successivi, l’inasprimento delle politiche governative e le crescenti pressioni spinsero gran parte della comunità ad abbandonare il Paese. Nel 1951 e nel 1952, due grandi operazioni di trasferimento portarono in Israele decine di migliaia di ebrei iracheni.
Oggi, secondo le stime riportate dalla stampa internazionale, in Iraq rimangono soltanto pochissimi ebrei, prevalentemente anziani. Il museo rappresenta dunque un’occasione per preservare una memoria che rischia di essere separata dai luoghi in cui si è formata.
L’apertura del Museo Shamash si inserisce in un più ampio percorso di recupero di alcuni luoghi legati alla storia ebraica irachena. Nel 2025, le autorità avevano consentito il restauro del complesso tombale del rabbino Yitzhak Gaon, a Baghdad, un intervento che aveva riportato l’attenzione sulla conservazione dei siti religiosi ebraici del Paese.
Il nuovo museo non cancella le vicende drammatiche che hanno condotto alla quasi totale scomparsa della comunità, ma offre uno spazio in cui la sua storia può essere documentata e trasmessa. Fotografie di famiglia, certificati scolastici e oggetti rituali diventano così tracce concrete di una presenza che per secoli ha fatto parte dell’identità irachena.
Foto: Studenti della scuola Shamash di Baghdad con il loro insegnante di inglese negli anni ’30. Fonte: Autore sconosciuto tramite Wikimedia Commons













