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    INNOVAZIONE

    Israele, dal grano antico una scoperta per l’agricoltura del futuro

    Il futuro dell’agricoltura potrebbe essere racchiuso nel grano antico. In un momento in cui il cambiamento climatico mette a rischio le colture e la sicurezza alimentare mondiale, un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel Aviv ha individuato in un’antica varietà di grano selvatico un gene che potrebbe consentire di ottenere raccolti più nutrienti, produttivi e resistenti alle condizioni climatiche estreme.
    Lo studio è stato condotto da Zechariah Haber, giovane ricercatore israeliano, richiamato come riservista dopo il massacro del 7 ottobre e ucciso nei combattimenti contro Hamas il 16 gennaio 2024, prima di poter completare il proprio dottorato. Il suo laboratorio ha deciso di portare avanti il lavoro, trasformando la sua ricerca in un risultato che potrebbe avere un impatto globale.
    Lo studio, realizzato dalla School of Plant Sciences and Food Security and the Institute for Cereal Crops Research at the Wise Faculty of Life Sciences dell’Università di Tel Aviv insieme a ricercatori dell’Università di Haifa, dell’Istituto Volcani e dell’Università Ben-Gurion, si basa grano selvatico, uno degli antenati delle varietà moderne. Nel corso di migliaia di anni di domesticazione, molte delle caratteristiche genetiche che consentivano alla pianta di adattarsi a condizioni ambientali diverse sono andate perdute. Recuperarle potrebbe rappresentare una delle chiavi per affrontare le sfide dell’agricoltura del futuro.
    Per questo i ricercatori hanno analizzato circa 460 linee di grano selvatico raccolte in diverse aree climatiche di Israele, confrontandone il patrimonio genetico con il peso, le dimensioni e la qualità nutrizionale dei chicchi.
    L’indagine ha permesso di identificare un gene che regola la distribuzione dei nutrienti ai semi e ne controlla lo sviluppo. Utilizzando la tecnologia CRISPR, gli scienziati lo hanno modificato, riducendone l’attività, ottenendo chicchi più grandi e pesanti e un aumento significativo del contenuto di proteine, amminoacidi essenziali, ferro e zinco.
    La ricerca ha inoltre rivelato che il gene presenta varianti differenti a seconda dell’ambiente in cui il grano cresce spontaneamente: una è più diffusa nelle aree calde e aride, l’altra nelle regioni più fresche e umide. Una differenza che suggerisce un ruolo fondamentale nell’adattamento naturale della pianta, anche in condizioni climatiche sempre più difficili.
    “Il grano selvatico è uno straordinario serbatoio genetico, modellato da migliaia di anni di evoluzione in ambienti diversi – spiega Nir Sade, responsabile del laboratorio che ha portato avanti il progetto – Con il cambiamento climatico che impone nuove sfide all’agricoltura globale, la scoperta di geni come questo potrà contribuire allo sviluppo di colture in grado di garantire raccolti migliori anche in condizioni estreme”.
    Nato negli Stati Uniti, Zechariah Haber si era trasferito in Israele con la famiglia all’età di otto anni. Colleghi e amici lo ricordano come uno scienziato brillante, animato da una curiosità instancabile e profondamente legato alla sua famiglia, alla Torah e alla Terra d’Israele. Il 9 giugno 2024 l’Università di Tel Aviv gli ha conferito il dottorato di ricerca alla memoria.

    In foto: Dott Zechariah Haber, credit (TAU)

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