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    Cultura

    Torta di mele e miele parve

    Quando arriva Elul, in Israele si iniziano a vedere comparire ovunque vasetti di miele. Lo useremo per decorare la tavola di Rosh HaShanà, lo versiamo sulle mele, lo regaliamo agli amici. È uno dei simboli più amati dell’anno ebraico, il desiderio che accompagna ogni benedizione: “Che sia un anno dolce”.

    Ma c’è un dettaglio che raramente ci fermiamo a considerare: il miele non nasce dai fiori. I fiori producono nettare. Il miele nasce solo dopo un lungo processo di trasformazione. L’ape raccoglie, trasporta, lavora, modifica. Quello che arriva nell’alveare non è ancora il prodotto finale. Serve tempo. Serve pazienza. Serve il lavoro silenzioso di molte api che, insieme, trasformano qualcosa di fragile e destinato a durare poco in un alimento capace di conservarsi per anni.

    Forse è proprio questa l’immagine della teshuvà. Quando pensiamo al cambiamento immaginiamo spesso qualcosa di improvviso: da domani sarò diverso. Da domani non sbaglierò più. Da domani tutto sarà perfetto. Ma Hashem non ci chiede di diventare persone nuove in una notte. ci chiede di iniziare un processo.

    Il mese di Elul è proprio questo. Ogni giorno è un piccolo gesto. Una tefillà detta con più concentrazione. Una telefonata che abbiamo rimandato. Una richiesta di perdono. Una parola trattenuta invece di essere pronunciata con rabbia. Un minuto in più dedicato allo studio della Torah. Piccoli gesti quasi invisibili, come il lavoro delle api.

    Lo sappiamo bene: una singola ape produce pochissimo miele durante tutta la sua vita. Eppure, grazie al lavoro costante di un’intera comunità, l’alveare si riempie di una ricchezza straordinaria. Anche la nostra crescita spirituale funziona così. Non è fatta di grandi imprese, ma di fedeltà quotidiana. Di scelte ripetute. Di piccoli miglioramenti che, sommati, cambiano il sapore della nostra vita. Per questo la teshuvà non consiste nel cancellare ciò che siamo stati. Il Rambam insegna che chi compie una vera teshuvà è colui che, trovandosi di nuovo nella stessa situazione, sceglie diversamente. Non perché il passato sia sparito, ma perché lui è cambiato.

    È la stessa persona, ma con un cuore diverso. Ed è forse questo il significato più bello del miele sulla tavola di Rosh HaShanà. Non chiediamo ad Hashem un anno senza difficoltà. Gli chiediamo la capacità di trasformare tutto ciò che vivremo in qualcosa che ci renda più vicini a Lui.

    Il miele ci ricorda che la dolcezza non è sempre un punto di partenza. Molto spesso è il risultato di una trasformazione. E forse è proprio questa la speranza di Elul: sapere che nessuno è definito da ciò che è oggi. Ognuno di noi può diventare qualcosa di più dolce, più autentico, più vicino alla propria anima.

    Per celebrare questo messaggio, la ricetta di oggi è una Torta di mele e miele. Le mele rappresentano la semplicità della vita quotidiana; il miele ricorda che la vera dolcezza nasce da un processo di trasformazione. Insieme ci accompagnano verso Rosh HaShanà con una preghiera silenziosa: che il nuovo anno non sia soltanto dolce, ma che ci renda capaci di trasformare ogni esperienza, anche la più difficile, in un’occasione di crescita e di vicinanza ad Hashem.

    Torta di mele e miele parve

    Ingredienti:

    • 3 mele (Golden o Fuji)
    • 250 g di farina 00
    • 120 g di miele millefiori o d’arancio
    • 80 g di zucchero di canna
    • 120 ml di olio di semi (girasole o vinacciolo)
    • 3 uova
    • 100 ml di succo d’arancia fresco
    • Scorza grattugiata di 1 arancia
    • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
    • 1 bustina (16 g) di lievito per dolci
    • 1 cucchiaino di cannella
    • ½ cucchiaino di zenzero in polvere (facoltativo)
    • Un pizzico di sale
    • 1 mela tagliata a fettine sottili
    • 2 cucchiai di miele
    • 1 cucchiaio di succo d’arancia
    • Mandorle a lamelle (facoltative)

    Preparazione:

    Preriscaldate il forno a 175°C in modalità statica. Sbucciate tre mele e tagliatele a piccoli cubetti. Per evitare che anneriscano, potete irrorarle con qualche goccia di succo d’arancia. In una ciotola montate le uova con lo zucchero per alcuni minuti, fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungete il miele continuando a mescolare, quindi incorporate a filo l’olio. Unite il succo e la scorza d’arancia, la vaniglia e infine la farina setacciata con il lievito, la cannella, lo zenzero e il sale. Mescolate solo il tempo necessario per ottenere un impasto liscio. Incorporate delicatamente le mele a cubetti. Versate il composto nello stampo rivestito con carta forno. Disponete sulla superficie la quarta mela tagliata a fettine, formando una spirale. Mescolate i due cucchiai di miele con il succo d’arancia e spennellate delicatamente le mele. Se lo desiderate, completa con qualche mandorla a lamelle.

    Cuocete per 45-55 minuti, finché uno stecchino inserito al centro uscirà asciutto. Lasciate intiepidire nello stampo per circa 15 minuti, poi trasferite la torta su una gratella. Quando la torta è ancora tiepida, spennellate nuovamente la superficie con un velo di miele leggermente scaldato. Le mele diventeranno lucide e la torta acquisterà quel profumo tipico di Rosh HaShanà.

    A Rosh HaShanà immergiamo le mele nel miele per augurarci un anno dolce. In questa torta i due ingredienti sono già uniti nell’impasto: un promemoria che la vera dolcezza non è solo ciò che speriamo di ricevere, ma anche ciò che possiamo costruire ogni giorno con le nostre scelte.

    Illustrazione di Ludovica Anav

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