
La vicenda della mappatura del cosiddetto “turismo sionista” in Italia, attraverso un questionario online che invitava a segnalare la presenza di cittadini israeliani ed ebrei in alberghi, strutture ricettive e attività commerciali, ha suscitato un’ondata di indignazione. L’iniziativa, rimossa dopo le segnalazioni e finita all’attenzione della magistratura, è stata duramente condannata dalle Comunità ebraiche di Roma e Milano. Il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, l’ha definita “aberrante”, denunciando il rischio di una “caccia all’uomo” basata sull’identità ebraica o sul legame con Israele. Il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ha parlato di un’iniziativa che richiama “gli anni Trenta”, denunciando il rischio di una vera e propria schedatura di ebrei e israeliani.
L’episodio si inserisce in un quadro più ampio di crescente preoccupazione per la sicurezza degli israeliani all’estero. Secondo i dati del Ministero degli Esteri israeliano pubblicati da Ynet, nell’ultimo anno decine di cittadini israeliani hanno richiesto assistenza consolare dopo episodi di ostilità legati alla loro identità nazionale o religiosa, tra cui aggressioni, insulti, rifiuti di servizio e allontanamenti da hotel, ristoranti e locali.
Tra luglio 2025 e luglio 2026, 45 israeliani hanno contattato il Dipartimento del Ministero degli Esteri per gli israeliani in difficoltà dopo episodi di discriminazione o violenza. “Nell’ultimo anno abbiamo assistito a un fenomeno su una scala che non avevamo mai riscontrato prima”, ha dichiarato a Ynet Eli Yifrah, vicedirettore generale per gli Affari consolari.
L’Italia è tra i Paesi che hanno registrato il maggior numero di richieste di assistenza consolare, con 181 segnalazioni, insieme a Emirati Arabi Uniti, Thailandia, Grecia, Stati Uniti e Georgia. Le autorità israeliane segnalano che in diversi Paesi alcuni cittadini sono stati presi di mira dopo essere stati identificati come israeliani, anche attraverso simboli visibili della propria identità.
Il dato si inserisce nell’attività complessiva della rete consolare israeliana, che nell’ultimo anno ha gestito oltre 375 mila operazioni, tra documenti di viaggio, emergenze mediche, persone scomparse, arresti e altri interventi di assistenza ai cittadini all’estero.














