
Un attentatore arabo-israeliano ha aperto il fuoco domenica mattina in diverse località della pianura di Sharon, lungo la linea di demarcazione tra la Samaria e la regione costiera, uccidendo un soldato in congedo e ferendo altre cinque persone prima di essere neutralizzato dalle forze di sicurezza.
La vittima si chiamava Haim Kalomiti. Aveva 55 anni, viveva a Tzur Natan e lascia la moglie e tre figli. Sergente maggiore in congedo, prestava servizio come soldato di difesa territoriale nell’881° battaglione della Brigata Efraim: uno di quei riservisti che l’esercito assegna alla protezione della propria comunità, in questo caso a ridosso della barriera di sicurezza. È stato colpito mentre si trovava in auto, sulla strada tra Tzur Natan e Sal’it, nel tentativo di intercettare l’attentatore.
Il Consiglio regionale Drom HaSharon ha dichiarato che Kalomiti «ha lavorato a lungo per la sicurezza dello Stato di Israele», mentre l’Ufficio del Primo Ministro ha sottolineato che il riservista «ha ingaggiato l’attentatore e difeso coraggiosamente i residenti di Tzur Natan». Tra i feriti gravi figura anche il coordinatore della sicurezza di Tzur Natan, colpito in uno scontro a fuoco con l’attentatore nello stesso luogo in cui è caduto Kalomiti.
L’attentatore, Amer Yassin, vent’anni, residente a Tayibe, ha lasciato la propria abitazione intorno alle 10.30 a bordo di un’auto rubata con targa israeliana, armato di un mitra artigianale del tipo “Carlo”. Ha aperto il fuoco a una stazione di servizio vicino a Kochav Ya’ir, ferendo due persone, poi alle guardiole di Tzur Yitzhak e Tzur Natan. All’ingresso di Sal’it è stato respinto dal fuoco del coordinatore locale, che lo ha costretto alla fuga.
Ilai Salach, vice coordinatore della comunità, ha ricostruito quei momenti: «Mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo, il coordinatore mi ha detto al telefono: “Mi stanno sparando al cancello”. Ho attivato subito la squadra di pronto intervento». E ha aggiunto: «La fortuna è stata che è stato fermato all’ingresso. Avrebbe potuto sfondare la barriera. Avevamo fatto un’esercitazione un mese fa proprio per questo scenario».
Le forze di polizia hanno intercettato e neutralizzato Yassin in un campo vicino alle cave di Tayibe, poco dopo le 11.00. Gli agenti intervenuti hanno raccontato a Ynet: «Ci siamo appostati tra i cespugli, ci siamo avvicinati al veicolo e lo abbiamo neutralizzato. Non sapevamo se ci fosse un secondo attentatore nei dintorni, abbiamo chiuso la zona per riprendere il controllo».
Nel corso delle operazioni successive, la polizia ha arrestato un secondo residente di Tayibe sospettato di coinvolgimento. Al momento dell’arresto, l’uomo ha tentato di aggredire gli agenti con una bottiglia di vetro.
L’attacco ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle comunità di confine. «I cambiamenti negli apparati di sicurezza negli ultimi due anni sono stati marginali», ha dichiarato ad Army Radio la sindaca di Kochav Ya’ir, Hila Hakmon. «Abbiamo ricevuto qualche finanziamento dall’esercito, ma è una goccia nel mare rispetto a ciò di cui abbiamo bisogno. Quanto accaduto oggi ne è la prova».














