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    ISRAELE

    Israele testa chirurgia a ultrasuoni per la sindrome del tunnel carpale

    Formicolio alle dita, dolore al polso, risvegli notturni per l’intorpidimento della mano. La sindrome del tunnel carpale è una delle patologie più diffuse della chirurgia della mano e, nei casi più avanzati, può compromettere forza, sensibilità e qualità della vita. Quando tutori, fisioterapia o infiltrazioni non bastano più, la soluzione resta l’intervento chirurgico per liberare il nervo mediano compresso. Ora però un nuovo studio dello Sheba Medical Center di Tel HaShomer punta a rivoluzionare questo approccio con una tecnica mini-invasiva guidata dagli ultrasuoni.
    “L’intervento al tunnel carpale è quello che eseguiamo più spesso”, spiega il dottor Mattan Biran, chirurgo senior specializzato in chirurgia della mano e microchirurgia. Secondo i dati riportati dal medico, una persona su 10 ne soffrirà nel corso della vita: “Ogni anno vengono diagnosticati circa 30-50 mila pazienti, e circa il 40% di loro sarà sottoposto all’intervento”.
    La sindrome del tunnel carpale è causata dalla compressione del nervo mediano all’interno di uno stretto canale anatomico del polso. Con il tempo, il restringimento del tunnel provoca dolore, formicolio e perdita di forza fino, nei casi trascurati, all’atrofia muscolare.
    Per decenni il trattamento standard è stato la chirurgia a cielo aperto: un’incisione di alcuni centimetri sul palmo per recidere il legamento che comprime il nervo. Una tecnica efficace, ma non priva di svantaggi: dolore post-operatorio, recupero lento e cicatrici talvolta esteticamente poco gradevoli.
    La nuova procedura, sviluppata per la prima volta in Giappone e perfezionata in Francia, utilizza invece una micro-incisione e una lama speciale guidata in tempo reale dall’ecografia. “L’ecografia diventa i nostri occhi durante l’intervento”, racconta Biran. Il chirurgo visualizza nervi, tendini e vasi sanguigni sul monitor mentre libera il tunnel carpale, riducendo al minimo il trauma chirurgico.
    I vantaggi attesi sono significativi: meno dolore, ritorno più rapido al lavoro e cicatrici quasi invisibili. Per verificare se ciò si possa tradurre in un reale beneficio, lo Sheba Medical Center ha avviato uno studio prospettico su 90 pazienti, divisi casualmente tra chirurgia tradizionale e tecnica ecoguidata. I ricercatori confronteranno recupero, funzionalità, dolore, soddisfazione e sicurezza fino a sei mesi dopo l’intervento. Il dottor Biran spera che lo studio contribuisca a consolidare la nuova tecnica in Israele con l’obiettivo di dimostrare che questo metodo innovativo è altrettanto valido, se non migliore, di quello tradizionale.

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