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    ISRAELE

    Sondaggio, dopo il 7 ottobre si rafforza l’identità israeliana e cambia il rapporto con l’Europa

    Tre anni dopo il 7 ottobre 2023, Israele guarda all’Europa in modo diverso. Si è rafforzato il senso di appartenenza nazionale, così come la percezione di Israele come Paese mediorientale, ed è cresciuto lo scetticismo nei confronti dell’Unione europea. Allo stesso tempo, gli israeliani guardano con crescente preoccupazione al futuro della vita ebraica in Europa.
    È quanto emerge dal ‘Barometer of the European Forum at the Hebrew University’, il progetto dell’Università Ebraica di Gerusalemme che analizza nel tempo le percezioni reciproche tra Israele e l’Europa. La ricerca, coordinata dalla professoressa Gisela Dachs, è stata realizzata dalla società Kantar attraverso sondaggi online in Israele, Germania, Gran Bretagna, Francia e Polonia. Lo riporta il Times of Israel.
    “Il Barometro fotografa un momento di profonda rivalutazione. – ha spiegato Dachs – Tre anni dopo il 7 ottobre, gli israeliani stanno ripensando non solo alla sicurezza e all’identità, ma anche al rapporto con l’Europa e con le forze politiche che la stanno plasmando”.
    Il cambiamento emerge innanzitutto sul piano dell’identità. Tra gli ebrei israeliani, il 48% afferma che il proprio senso di identità israeliana si è rafforzato negli ultimi tre anni, mentre appena il 10% ritiene che si sia indebolito. Tra gli arabi israeliani, invece, il 37% dichiara un indebolimento dell’identità israeliana, contro il 18% che ne registra un rafforzamento.
    Particolarmente marcato è il divario sulla percezione della sicurezza degli ebrei. Il 71% degli israeliani ritiene che Israele sia un luogo più sicuro dell’Europa per gli ebrei. Nei quattro Paesi europei considerati dal sondaggio, condivide questa posizione soltanto una minoranza: il 27% in Germania, il 24% in Gran Bretagna, il 25% in Francia e il 35% in Polonia.
    Anche la collocazione culturale e geopolitica di Israele sembra essersi spostata. Il 42% degli israeliani considera il Paese più vicino al Medio Oriente che all’Europa, mentre soltanto il 18% lo definisce europeo. Tra gli arabi israeliani, la percezione di Israele come Paese mediorientale raggiunge il 50%, più che triplicando rispetto al dato del 2022.
    Cresce la diffidenza nei confronti dell’Unione europea. Solo il 27% degli israeliani considera “l’Ue, nel complesso, un successo”, contro il 57% del 2022. Il 35% non concorda con questa affermazione.
    Ancora più marcato è il pessimismo sul futuro della vita ebraica in Europa: il 69% degli israeliani prevede un peggioramento della situazione per gli ebrei europei, rispetto al 53% del 2022. La preoccupazione cresce inoltre con l’aumentare dell’età degli intervistati.
    Quanto alle amicizie internazionali, la Germania resta il Paese europeo percepito come più vicino a Israele: è indicata dal 43% degli intervistati, seguita dall’Ungheria con il 37%. La Polonia si ferma al 21%. Al contrario, Francia e Spagna sono considerate i Paesi più antisemiti, entrambe indicate dal 54% degli israeliani. La Gran Bretagna segue con il 29%.
    Il sondaggio evidenzia infine un atteggiamento articolato nei confronti dell’ascesa delle forze politiche di estrema destra in Europa. Il 44% degli ebrei israeliani è favorevole a mantenere rapporti con questi partiti, mentre un ulteriore 31% considera accettabili relazioni diplomatiche a condizione che tali forze sostengano esplicitamente Israele. Il 47% si dice invece preoccupato per la crescita dell’AfD, il partito tedesco di estrema destra, un dato comunque in calo rispetto al 55% registrato nel 2024.
    Il Barometro si basa su 1.000 intervistati in ciascuno dei quattro Paesi europei coinvolti e, in Israele, su un campione complessivo di 1.003 persone: 502 appartenenti alla popolazione generale, 250 arabi israeliani e 251 ultraortodossi. Le interviste sono state realizzate in Israele nel maggio 2026 e in Europa tra giugno e luglio dello stesso anno.

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