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    ROMA EBRAICA

    Memoria e didattica della Shoah, a Roma la Summer School per 80 insegnanti

    Ottanta insegnanti provenienti da ogni parte d’Italia hanno preso parte alla seconda edizione della Summer School promossa dalla Fondazione Museo della Shoah, in collaborazione con il progetto “Sapienza 1938” di Sapienza Università di Roma. L’iniziativa, curata dallo storico Manuele Gianfrancesco, ha registrato una partecipazione ancora più ampia considerando anche i 22 relatori coinvolti, per un totale di oltre 100 partecipanti complessivi.

    Al centro del percorso, la Shoah, la memoria, la persecuzione antiebraica e gli strumenti per trasmetterne la conoscenza alle nuove generazioni. L’obiettivo è chiaro: fare della memoria uno strumento vivo, capace di parlare al presente e di contrastare l’odio che continua a manifestarsi nella società.

    Numerosi i temi affrontati nel corso del percorso formativo, dai metodi della ricerca storica fino alla storia dei bambini deportati ad Auschwitz.

    Ad aprire i lavori è stato il presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia, che ha sottolineato il valore della memoria come elemento centrale del percorso formativo: «Alla base di questo corso c’è il ricordo, che si innesta nella vita contemporanea, perché la Shoah ha un prima, un durante e un dopo».

    Sono poi intervenuti Umberto Gentiloni e Stefano Palermo, che hanno analizzato le testimonianze e i documenti raccolti nei diari degli ebrei italiani di fronte alla Shoah.

    A seguire, lo storico Marcello Pezzetti ha dialogato con Tatiana Bucci, sopravvissuta ad Auschwitz, sulla storia dei bambini deportati nel campo. Pezzetti ha ricordato come, secondo il piano nazista, tutti i bambini deportati ad Auschwitz fossero destinati allo sterminio. Un’eccezione poteva essere rappresentata dai ragazzi di tredici o quattordici anni, impiegati nel lavoro coatto. In alcuni casi furono uccisi anche bambini non ebrei, tra cui bambini di Varsavia coinvolti nella repressione dell’insurrezione della città e bambini russi.

    Ad Auschwitz, su circa un milione e trecentomila deportati, i bambini furono circa 100mila, tra cui 8mila rom e sinti.

    Particolarmente significativa la testimonianza di Tatiana Bucci, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, dove lei e la sorella Andra furono selezionate da Josef Mengele. Nel suo intervento ha ribadito l’importanza di riconoscere e accettare l’altro, al di là di ogni differenza: «È fondamentale accettare il diverso, che sia per religione, colore della pelle o per qualsiasi altra ragione».

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