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    ROMA EBRAICA

    Il legame indissolubile tra “Tessuti e Tradizione” nella comunità ebraica di Roma. Il racconto dell’evento per immagini

    Ciò che lega gli ebrei di Roma al settore della moda è una storia secolare formata da “tessuti e tradizione”, da cui il titolo dell’evento tenutosi mercoledì 8 luglio ai giardini del Tempio Maggiore che ha ripercorso il rapporto profondissimo tra il mondo tessile e la Comunità Ebraica di Roma. L’evento, a cui hanno preso parte oltre 200 persone, è stato organizzato dalla direttrice del centro di Cultura Giorgia Calò e dalla coordinatrice Micol Temin ed è stato dedicato alla memoria di Wicky Hassan, scomparso 15 anni fa, una figura di spicco nel settore della moda italiana e internazionale.

    L’ambito tessile e sartoriale è stato per anni unattività che dapprima ha rappresentato una delle pochissime possibilità lavorative per gli ebrei romani, come ha ricordato il presidente della comunità ebraica Victor Fadlun: “uno dei mestieri che gli ebrei erano costretti a fare a Roma era lavorare i tessuti di seconda mano. Nel nostro museo ci sono tessuti di seconda mano che venivano ricamati e reinventati dalle donne costrette alla segregazione del ghetto.” Un mestiere  che poi, nel corso dei secoli, è diventato una vera e propria svolta imprenditoriale, artistica, per alcuni dei grandi nomi dell’ebraismo di Roma.  Tra questi la figura di Wicky Hassan, stilista e imprenditore libico che ha rivoluzionato il settore della moda in Italia, lanciando nel 1983 il marchio Energie e in seguito nel 1989 fondando il gruppo Sixty insieme a Renato Rossi. Fadlun ha ricordato: “Il business di Wicky nasce così; ricamando e trasformando tessuti di jeans in un piccolo negozio proprio a Roma. Lì nascono per lui attività e creatività. Ma va ricordato anche il legame di Wicky con la comunità ebraica e la sua tradizione: frequentava il tempio Beth El, del quale era un grande donatore, con la sua generosità silenziosa”.

    Giorgia Calò, che ha moderato l’incontro con gli esperti e i protagonisti di questa storia avvincente, ha detto: “La moda non è solo un settore produttivo, ma è diventato uno spazio d’identità, resilienza e innovazione. Ricordiamo i personaggi, dalle donne del ghetto alla figura di Wicky Hassan che tutt’oggi, sono un’eccellenza per la nostra comunità e non solo.”

    Ha preso parte all’incontro anche l’onorevole Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, che ha sottolineato l’esempio di resilienza che emerge dalla storia del rapporto tra ebrei romani e l’ambito dei tessuti. “La vicenda che lega la sapienza tessile alla storia del ghetto ebraico romano è un’incredibile narrazione di resilienza e ingegno. Laddove lautorità aveva imposto severe limitazioni economiche e di produzione, la comunità ha saputo elaborare una raffinatissima cultura della materia codificando un vero e proprio linguaggio visivo capace di far dialogare la dimensione sacra con la necessità del quotidiano” ha detto Mollicone.

    Tra il pubblico, Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma e figure importanti della comunità ebraica romana nel settore della moda quali Giorgio Sermoneta, imprenditore, e Barbara Piattelli, figlia del noto stilista Bruno Piattelli di cui gli abiti sono conservati in prestigiosi musei del mondo.

    Presenti alla cerimonia, anche i figli di Wicky Hassan. Nathan Hassan ha ricordato suo padre, che mancò quando lui era ancora un bambino: “Nove anni non sono abbastanza per condividere una vita con un padre. Ci sono tanti ricordi che non ho avuto il tempo di costruire e tante conversazioni che avrei voluto fare da adulto. Eppure, crescendo, mi sono reso conto che in quei nove anni mi aveva lasciato tantissimo. Mi ha trasmesso una passione che ancora oggi fa parte di me: il disegno.” Nathan ha infatti ricordato l’episodio nel quale il padre mandò in produzione delle felpe con un disegno fatto da lui, un gesto che ha ricordato come un importante insegnamento, che ha definito “il coraggio di creare”. Nathan ha continuato, “molti conoscono Wicky Hassan come uno degli imprenditori che hanno cambiato la moda italiana. Io prima di tutto lo ricordo come un uomo capace di accendere l’entusiasmo negli altri.”

    A ripercorrere la realtà della attività tessile nella storia del ghetto di Roma, Claudio Procaccia, Direttore dell’Archivio della comunità ebraica, che ha contributo fornendo un quadro storico della situazione delle donne ebree nel ghetto. È significativa la concentrazione altissima di donne che avevano botteghe allepoca del ghetto. Botteghe che non avevano ereditato dai mariti defunti ma di cui erano titolari. Questo riesce a darci una idea molto chiara sullemancipazione delle lavoratrici ebree rispetto al resto della società”.

    A seguire, il contributo di Miriam Brindisi, responsabile della biblioteca Valentino, che ha illustrato le principali figure internazionali nell’ambito della moda dalle origini ebraiche, quali Marc Jacobs, Ralph Lauren, Donna Karan, Judith Lieber, Calvin Klein. Brindisi ha affermato: Quello che più mi ha colpito e ho cercato di comprendere è perché ci sia stata questa grandissima attività degli stilisti ebrei che ha portato a creare qualcosa di assolutamente innovativo. Lapproccio ebraico alla moda non tiene conto delle condizioni canoniche, ma spezza le regole e ne impone di proprie”.

    Ha partecipato attraverso un contributo video anche la celebre stilista Diane Von Fustenberg, che ha dichiarato: “Non si può dimenticare l’enorme relazione del tessuto con la comunità ebraica, una relazione lunga e profonda che esiste ovunque.”

    Un evento che ha saputo raccontare come un ambito come quello dei tessuti, che in passato ha significato una grande limitazione per i membri della nostra comunità, sia poi riuscito a trasformarsi in una svolta imprenditoriale che ha portato figure come Wicky Hassan a rivoluzionare il mondo della moda.

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    Photo credit: Micol Piazza Sed

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