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    NEWS

    250 giorni solo in mare, Daniel Pinsky è il primo israeliano alla Golden Globe Race

    Solo in mezzo all’oceano, per circa 250 giorni, senza GPS e senza poter contare su assistenza esterna. Daniel Pinsky, 35 anni, ha lasciato domenica il porto francese di Les Sables-d’Olonne per affrontare una delle sfide più dure della vela mondiale: la Golden Globe Race. È il primo israeliano a prendere parte alla competizione, una circumnavigazione del globo che mette alla prova non solo le capacità dei navigatori, ma anche la loro resistenza fisica e mentale. A bordo della sua “Exodus”, una Baba 35 costruita nel 1980, Pinsky dovrà affrontare gli oceani del Sud e i grandi capi del pianeta, da Capo Horn al Capo di Buona Speranza, fino alle coste australiane. La regola è semplice quanto spietata: si naviga da soli e senza le tecnologie moderne.
    La Golden Globe Race si svolge ogni quattro anni e riprende lo spirito della storica regata del 1968, la prima circumnavigazione del mondo in solitaria senza scalo. Per l’edizione 2026 sono trenta i velisti al via. “È una gara intorno al mondo in solitaria. Senza soste. Senza assistenza. Senza GPS. Senza gran parte della tecnologia sulla quale facciamo affidamento oggi”, aveva scritto Pinsky alla vigilia della partenza. “Solo io, la barca, le mappe, un sestante, il vento e un oceano enorme, per circa nove mesi”.
    Per Pinsky il mare non è una nuova avventura, ma una parte della sua vita. Ha iniziato a navigare a 14 anni, quando ha lasciato casa per frequentare la scuola nautica di Akko. Dai piccoli dinghy è passato alle imbarcazioni per la navigazione d’altura, fino a ottenere la licenza di skipper. Dopo il servizio nella Guardia Costiera della Marina israeliana, ha studiato ingegneria meccanica e lavorato nei porti, continuando a navigare nel Mediterraneo orientale. Nel 2016 ha acquistato “Asterix”, un Endeavour 38 che ha trasformato nella sua casa e nella sua base per le traversate oceaniche. Tra il 2021 e il 2024 ha completato un’intera circumnavigazione dell’Atlantico: da Israele al Mediterraneo, poi Caraibi, America Centrale e Sud America, prima del ritorno in Europa. Ha percorso oltre 20.000 miglia nautiche e, durante i suoi viaggi, ha anche aiutato altri aspiranti navigatori a muovere i primi passi nella navigazione d’altura. Poi è arrivata “Exodus”. Una Baba 35 del 1980, progettata da Robert Perry, scelta per la sua struttura robusta e per la capacità di affrontare lunghe traversate oceaniche. “Da quando ero adolescente, il mare è la mia casa, un luogo che mi mette alla prova, mi rende umile e mi ispira”, racconta Pinsky. “La Golden Globe Race mi è sembrata il naturale passo successivo, la prova definitiva di tutto ciò che ho imparato e di tutto ciò che sono”.
    La sua partecipazione ha però anche un significato che va oltre la competizione. “Voglio rappresentare Israele sulla scena mondiale e ricordare che anche da un piccolo Paese che sta attraversando momenti difficili possiamo continuare a sognare in grande”, spiega. Sul suo sito personale scrive: “Nessuno di noi sa quando arriverà il nostro momento. Per questo scelgo di vivere la mia vita pienamente e onestamente e di inseguire i miei sogni, anche quando sembrano un po’ folli”. E aggiunge: “Voglio che quando si parla di Israele nel mondo non sia soltanto nel contesto della guerra, ma anche attraverso momenti di ispirazione, coraggio e conquiste umane come la Golden Globe Race”. “Il momento più bello sarà quando finalmente salperò e lascerò tutto alle mie spalle, quando la terra scomparirà all’orizzonte e saremo soltanto io, la barca e l’oceano”, ha detto prima della partenza.

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