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    Mondo

    Montreal, attentato nel quartiere ebraico: uccisi un israeliano e un agente

    Tre morti e un ferito grave: è il bilancio della sparatoria avvenuta lunedì mattina nel quartiere Côte-des-Neiges di Montreal, cuore storico della presenza ebraica nella città canadese. Le vittime sono Michael Moshe Mizrahi, 68 anni, cittadino israeliano e membro della comunità ebraica locale, Mohammed Lamine Benredouane, 34 anni, agente di polizia in forza al corpo dal 2021, e l’attentatore, neutralizzato dalle forze dell’ordine. Una seconda agente è rimasta ferita.
    Mizrahi, originario del Libano, aveva vissuto in Israele e si era in seguito stabilito a Montreal. Lascia un figlio e due figlie in Israele. ZAKA sta lavorando con le autorità locali per il trasporto della salma in Israele. Il Consolato generale israeliano a Montreal, che aveva confermato la sua identità alla testata La Presse, ha pubblicato su X una dichiarazione ufficiale: “A nome del popolo e dello Stato di Israele, il Consolato esprime le sue sincere condoglianze alla famiglia di Michael Mizrahi z.l., cittadino israeliano ucciso oggi a Montreal. Questa famiglia conosce fin troppo bene gli orrori del terrore e della violenza, il che rende questa perdita ancora più dolorosa. Che la sua memoria sia per sempre fonte di benedizione”. Moishy Bloch, volontario ZAKA e residente a Montreal che si trovava sulla scena, ha raccontato le ore di incertezza vissute insieme al figlio della vittima. “Solo dopo molto tempo abbiamo ricevuto la conferma ufficiale che era stato ucciso sul posto”, ha affermato. Mizrahi era frequentatore abituale del centro comunitario MADA di Chabad. “Sempre sorridente, sempre con una parola gentile per chiunque. Amava la sua famiglia, amava Israele, amava essere ebreo”, lo ha ricordato il membro della comunità David Kakon. La dinamica della sua morte resta oggetto di accertamenti. Filmati girati sulla scena mostrano Benredouane a terra e un secondo agente che apre il fuoco nella direzione in cui si trovava Mizrahi: secondo fonti israeliane e della comunità locale, il civile potrebbe essere stato scambiato per un aggressore e colpito per errore da un poliziotto. Le autorità canadesi non hanno confermato pubblicamente questa versione; il caso è stato affidato al Bureau des enquêtes indépendantes (BEI), l’organo di controllo indipendente che indaga su tutti gli episodi in cui un civile viene ucciso o ferito nel corso di un intervento di polizia.
    L’attentatore è stato identificato dai media locali come Seth Hatfield, dell’Alberta. Avrebbe percorso diverse ore in auto per raggiungere Montreal prima di compiere l’attacco. Asserragliato in una stanza dell’hotel Hilton Garden, aveva puntato il fucile SKS verso l’esterno: la prima segnalazione era arrivata da un passante che ne aveva notato la canna affacciata dalla finestra. All’arrivo della polizia, ha aperto il fuoco. Sarebbero stati esplosi tra i venti e i trenta colpi. Prima dell’attacco, Hatfield aveva redatto e inviato a diversi media un manifesto di 104 pagine, che invocava una rivoluzione armata contro la società capitalista moderna e conteneva attacchi espliciti alla polizia, alle donne, agli ebrei e all’industria pornografica. I media canadesi hanno pubblicato stralci del documento: la professoressa di sociologia Mélissa Blais, dell’Università del Quebec, ha dichiarato a La Presse che “il vocabolario e le idee del manifesto sono fedeli alla filosofia incel” e ha definito il testo “un chiaro appello alla lotta armata”. Secondo gli esperti, il manifesto richiama l’ideologia incel che ha ispirato diversi episodi di violenza, tra cui l’attacco con furgone compiuto da Alek Minassian a Toronto nel 2018. Gli studiosi hanno inoltre ricordato il massacro del Politecnico di Montréal del 1989, quando Marc Lépine uccise quattordici studentesse.
    Il capo della polizia di Montreal, Fady Dagher, ha definito l’episodio “il peggiore degli incubi”, precisando che la polizia è in possesso del manifesto ma non ha ancora stabilito se l’attacco fosse un’imboscata premeditata o se il sospettato facesse parte di una rete più ampia. Il ministro della Sicurezza interna del Quebec, Ian Lafrenière, ha dichiarato di non poter commentare pubblicamente, rimandando alle indagini del BEI. Sul fronte della comunità ebraica, sia il rabbino Motti Seligson (Chabad New York) sia il rabbino Getzy Markowitz, che opera nell’area, hanno invitato alla prudenza sull’ipotesi di un attacco antisemita, sottolineando che l’obiettivo dell’attentatore sembrava essere la polizia. Il Centre for Israel and Jewish Affairs (CIJA) ha espresso le condoglianze alla famiglia di Mizrahi e all’agente caduto, dichiarando la propria “piena solidarietà alle forze dell’ordine che rischiano la vita ogni giorno per la nostra sicurezza”. Côte-des-Neiges ospita la Congregazione spagnola e portoghese, fondata nel 1768 e la più antica del Canada, oltre a scuole, sinagoghe, ristoranti kosher e centri comunitari. Il quartiere era già stato preso di mira nel 2023 e nel 2024, quando erano stati esplosi colpi contro edifici scolastici ortodossi. Il primo ministro canadese Mark Carney si è detto “inorridito” dall’accaduto. La premier del Quebec, Christine Fréchette, ha invitato a “evitare speculazioni” e a lasciare lavorare le autorità.

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