
Al Museum of Jewish Heritage – A Living Memorial to the Holocaust di New York una mostra celebra gli 80 anni dal ritrovamento dell’archivio segreto dell’Oyneg Shabes, il gruppo di intellettuali e testimoni del Ghetto di Varsavia, che documentò clandestinamente la vita al suo interno durante la persecuzione nazista.
Il 18 settembre il museo inaugurerà la mostra “Will These Words Reach You? The Underground Archive of the Warsaw Ghetto”, dedicata proprio a quella straordinaria raccolta di documenti. La data non è casuale: il 18 settembre 1946 venne infatti recuperato il primo dei depositi nei quali l’archivio era stato nascosto sotto le macerie del Ghetto di Varsavia.
Per la prima volta negli Stati Uniti saranno esposti documenti e oggetti originali dell’archivio, insieme a installazioni multimediali che ne ricostruiscono la nascita, il disperato tentativo di salvarlo e il successivo ritrovamento. Tra i pezzi più significativi figura uno dei bidoni metallici per il latte utilizzati per seppellire i documenti sottoterra.
Immagine: Fragment dziennika Emanuela Ringelbluma di Emanuel Ringelblum, tramite Wikimedia Commons, Pubblico Dominio.
Diario dopo diario, lettera dopo lettera, l’archivio restituisce testimonianze, giornali clandestini, scritti di bambini, disegni, tessere annonarie e altri materiali che raccontano la vita e la storia del Ghetto. Quasi 35 mila documenti furono raccolti clandestinamente da storici, insegnanti, giornalisti, artisti e dirigenti della comunità ebraica. A organizzare l’archivio fu lo storico Emanuel Ringelblum, che riunì intorno a sé un gruppo di intellettuali e testimoni determinati a documentare ciò che stava accadendo.
“La maggior parte di ciò che gli storici conoscono sulla Shoah proviene dalla documentazione creata dai nazisti – ha spiegato Sara Softness, direttrice degli affari curatoriali del museo –. L’archivio Oyneg Shabes rappresenta un caso raro in cui gli ebrei hanno fatto in modo che la documentazione storica raccontasse la loro esperienza vissuta, in tempo reale, mentre la stavano vivendo”.
Nel 1942, con l’intensificarsi delle deportazioni verso i campi di sterminio, i membri dell’Oyneg Shabes compresero che probabilmente non sarebbero sopravvissuti. Decisero allora di mettere al sicuro i documenti, sistemandoli in contenitori metallici per il latte e scatole che vennero sepolti sotto le strade e gli edifici del Ghetto, nella speranza che un giorno qualcuno li avrebbe ritrovati.
Solo tre membri del gruppo sopravvissero alla Shoah e contribuirono, dopo la guerra, alla ricerca dell’archivio: la scrittrice Rachel Auerbach, il segretario dell’archivio Hersh Wasser e sua moglie Bluma.
Il primo deposito venne recuperato il 18 settembre 1946. Altri documenti furono scoperti negli anni successivi. La mostra newyorkese racconterà anche questa seconda parte della storia attraverso mappe, proiezioni animate, infografiche e filmati d’archivio, seguendo il percorso dei documenti dalla clandestinità del Ghetto alla loro riscoperta.
Il Museum of Jewish Heritage sottolinea il significato particolarmente attuale dell’esposizione, in un momento segnato dalla crescita dell’antisemitismo e dalla diffusione di forme di negazione e distorsione della Shoah. Con la progressiva scomparsa dell’ultima generazione di sopravvissuti e testimoni diretti, la conservazione delle fonti originali assume un valore ancora maggiore.
“A ottant’anni dal ritrovamento dell’archivio Oyneg Shabes, siamo onorati di portare questa straordinaria mostra a New York – ha dichiarato Jack Kliger, presidente del museo –. È la storia eroica degli ebrei del Ghetto di Varsavia, che ebbero la lungimiranza, l’ingegno e il coraggio di documentare la storia mentre la stavano vivendo”.
Foto in copertina: Wystawa Światło Negatywu 76 fotografii z Archiwum Ringelbluma di Adrian Grycuk, tramite Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0 PL.














