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    ISRAELE

    Sderot, la città ferita dal 7 ottobre che torna a crescere

    Nel 2023, secondo i dati demografici, Sderot contava 35.477 abitanti. Oggi, secondo il vicesindaco Elad Kalimi, la popolazione è arrivata a 42.000 residenti: un aumento di quasi il 20% in meno di tre anni.

    Una crescita che dimostra la capacità di resilienza della città dopo la tragedia del 7 ottobre 2023. «È un miracolo», ha affermato Kalimi, definendo la comunità un simbolo di «forza» e di «superamento delle difficoltà».

    I dati del CBS, l’Ufficio Centrale di Statistica israeliano, mostrano che Sderot aveva già registrato una crescita significativa tra il 2021 e il 2023, quando la popolazione aumentò di 5.000 abitanti. Kalimi ha annunciato la costruzione di cinque nuovi quartieri che, secondo le sue previsioni, potrebbero portare la città a 70.000 abitanti.

    «Vogliamo che i visitatori che vengono qui possano vedere e conoscere l’eroismo e la forza della nostra comunità», ha affermato Kalimi, invitando a conoscere la realtà di Sderot e a celebrarne la rinascita nonostante le difficoltà. «Non ci pieghiamo. Mai, mai», ha continuato il vicesindaco. «È qualcosa di unico a Sderot, ed è ciò che spinge le persone a venire qui. Persone da tutto il Paese. Persone di ogni tipo: religiose e non, giovani e anziani, vengono qui perché percepiscono questo spirito unico».

    Ma nella ripresa dopo il 7 ottobre non vengono dimenticati gli eroi locali che si sono sacrificati, come il capitano Shiloh Cohen, comandante dell’unità Shaldag, soprannominato “Chico”. Shiloh aveva 24 anni quando è stato ucciso mentre combatteva i terroristi nel kibbutz Be’eri il 7 ottobre 2023. In suo ricordo è stato dedicato il locale “Café Chico”, con una targa in suo onore accanto a un albero di clementine trasferito da Be’eri a Sderot.

    «Shiloh capì quel giorno che non c’era tempo di aspettare istruzioni dai comandanti», ha ricordato il padre, Aryeh Cohen, ripercorrendo le sue azioni nel giorno dell’attacco. «Shiloh si è svegliato verso le 7 del mattino, è uscito di casa alle 9:30 e, verso le 11:30, stava già combattendo a Mefalsim». Dopo aver combattuto in quella zona, il capitano è riuscito a raggiungere Be’eri, dove fu ucciso intorno alle 17:30, secondo quanto raccontato dal padre.

    La guerra ha segnato profondamente i cittadini di Sderot. Karen Kalfa, insegnante trasferitasi in Israele da Montreal 25 anni fa, ha raccontato come il terrorismo abbia rappresentato per anni una minaccia costante per la sua famiglia. «Ho sei figli. Il mio figlio maggiore ha 18 anni e mezzo e, mentre cresceva, è stato esposto a molti attacchi con razzi Qassam e ai tanti periodi di guerra vissuti in Israele».

    Il 7 ottobre, Kalfa ha chiamato i suoi studenti per assicurarsi che stessero bene. Alcuni non hanno mai risposto. «Ho perso moltissimi dei miei studenti, dei miei colleghi, dei miei amici e dei miei vicini», ha raccontato. Un giorno doloroso, che ha rappresentato «non solo un lutto per la mia città, ma anche per la comunità in cui lavoro».

    Kalfa ha però sottolineato come la condivisione di quel dolore abbia contribuito a rafforzare gli abitanti di Sderot. «Vivere a Sderot è sempre stato qualcosa di speciale, perché i razzi e tutto il trauma che la comunità ha dovuto affrontare sono stati un elemento di unione per noi».

    Sderot prova così a trasformare il dolore della guerra in una forza collettiva, capace di sostenere la rinascita della città. Oggi la forte crescita della popolazione alimenta anche il desiderio di far conoscere questa realtà ai visitatori, attraverso percorsi e iniziative dedicate alla memoria, alla resilienza e alla vita quotidiana della comunità. Tra queste, l’evento previsto martedì 11 agosto, che includerà un tour guidato della città e una visita al Café Chico.

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