
Due busti in marmo risalenti a circa 1.700 anni fa sono stati riportati alla luce nei pressi di Binyamina, nel nord di Israele, durante uno scavo legato all’ampliamento della linea ferroviaria costiera. Il ritrovamento, annunciato dall’Autorità Israeliana per l’Antichità (IAA), è considerato dagli studiosi una scoperta eccezionale sia per lo stato di conservazione delle opere sia per il mistero che ancora avvolge la loro storia.
Le due statue, databili al tardo periodo romano, sono state rinvenute all’interno di una fossa di raccolta del vino appartenente a un torchio romano-bizantino dismesso da lungo tempo. Gli archeologi ritengono che siano state accuratamente deposte a faccia in giù e poi nascoste intenzionalmente, dove sono rimaste sepolte per quasi diciassette secoli.

Una delle sculture reca un’iscrizione in greco con il nome “Licurgo”. Secondo Peter Gendelman, archeologo dell’IAA specializzato nell’area di Cesarea, il nome potrebbe riferirsi a due celebri figure dell’antichità: Licurgo, il leggendario legislatore e fondatore di Sparta, oppure Licurgo di Atene, statista e oratore del IV secolo a.e.v. “Le statue appartengono all’epoca romana e, aspetto particolarmente interessante, non si trovavano nella loro collocazione originaria. – hanno spiegato i direttori dello scavo, Eliran Oren e Avishag Reiss, aggiungendo come non sia chiaro ancora il motivo per cui le statue siano state sepolte lì, forse per proteggerle.
Il ritrovamento è avvenuto quasi per caso, nell’ultimo giorno delle operazioni di scavo. Michael Sorotzkin, archeologo dell’IAA, ha raccontato che gli operai hanno notato un elemento insolito affiorare dal terreno. Inizialmente sembrava un comune frammento di ceramica, ma ben presto è emersa la superficie bianca del marmo. “Quando ci siamo resi conto che non era ceramica ma marmo – ha ricordato Sorotzkin – l’emozione è stata enorme. Ancora oggi faccio fatica a trovare le parole per descrivere quel momento. È stato semplicemente incredibile”.
Gli archeologi ritengono che le opere non appartenessero a un semplice contesto rurale. Il sito del ritrovamento si trova infatti all’interno di un’area che in epoca romana e bizantina ospitava attività agricole e produttive, ma nelle vicinanze erano già emersi i resti di un complesso termale e di una villa lussuosa. Secondo gli studiosi, le statue potrebbero aver decorato le terme o la villa appartenente all’élite di Cesarea, importante centro urbano distante circa dieci chilometri. “In epoca romana, statue di questo tipo erano comunemente esposte negli edifici pubblici e nelle residenze delle classi più agiate – ha spiegato Gendelman – Attraverso queste statue, le élite romane manifestavano il proprio legame con il patrimonio culturale e intellettuale dell’antichità”.
Il secondo busto resta per ora più difficile da identificare. “E’ figura maschile con barba corta e lineamenti che potrebbero richiamare un filosofo o un pensatore, ma siamo solo all’inizio della ricerca” – ha detto Oren.
Le opere attualmente sono sottoposte a un accurato processo di pulizia, restauro e analisi scientifica. La loro prima presentazione pubblica è prevista il prossimo 18 giugno durante la conferenza archeologica “Center VII”, ospitata presso il Eretz Israel Museum, prima di essere esposte al pubblico durante i mesi estivi.
Foto principale: gli archeologi Eliran Oren e Michael Solotskin. Credit: Yuli Schwartz/Israel Antiquities Authority
















