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    ISRAELE

    Golan, vini d’eccellenza tra basalto e panorami mozzafiato

    Ci sono territori che sembrano destinati al vino, non per tradizione secolare o per fama consolidata, ma per una combinazione quasi irripetibile di geologia, clima e paesaggio: le alture del Golan appartengono a questa rara categoria. Distese ondulate di basalto nero, boschi che si arrampicano sulle colline, inverni freddi e vigneti che raggiungono quote inaspettate per il Medio Oriente compongono uno scenario che sfugge agli stereotipi e sorprende anche il viaggiatore più esperto.

    Il Golan visto dall’alto è una terra sospesa tra mondi diversi: a sud si apre l’azzurro del lago di Tiberiade mentre verso nord il paesaggio si innalza progressivamente fino alle aree più elevate, dove durante l’inverno non è raro vedere la neve. È qui, in questo mosaico di altitudini e microclimi, che negli ultimi decenni è nata una delle realtà vitivinicole più interessanti e dinamiche del panorama internazionale.

    Il segreto del Golan affonda letteralmente nelle sue radici geologiche: milioni di anni fa l’attività vulcanica ha modellato queste alture lasciando una vasta copertura di rocce basaltiche in cui il nero della pietra domina il paesaggio, emerge dai campi, delimita i vigneti, accompagna le strade che attraversano la regione. È una presenza costante, quasi un elemento identitario. Per i viticoltori rappresenta molto più di una semplice caratteristica del terreno: il basalto contribuisce al drenaggio, alla gestione dell’umidità e, secondo molti produttori, conferisce ai vini una particolare impronta minerale che distingue il Golan da altre aree viticole del Mediterraneo.

    Fino agli anni Settanta del Novecento pochi avrebbero immaginato che queste alture potessero diventare uno dei poli enologici più importanti della regione: la svolta arrivò grazie a studi agronomici che individuarono nel Golan caratteristiche eccezionalmente favorevoli per la viticoltura moderna. Da quel momento è cominciata una trasformazione rapida e profonda: i primi vigneti sono stati piantati nelle zone più promettenti e, nel giro di pochi decenni, il territorio si è imposto come il laboratorio più innovativo del vino israeliano. Ciò che rende particolarmente affascinante la storia del Golan è la sua relativa giovinezza. A differenza delle grandi regioni europee dove la cultura del vino si è stratificata nel corso dei secoli, qui tutto è avvenuto in tempi recenti. Questa assenza di vincoli storici ha favorito un approccio sperimentale e aperto all’innovazione: i produttori hanno potuto osservare il territorio con occhi nuovi, adattando tecniche e vitigni alle peculiarità di un ambiente ancora in gran parte da esplorare. Il risultato è una produzione che combina precisione tecnica e forte identità territoriale: Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah trovano nelle alture vulcaniche condizioni ideali per esprimere profondità e struttura, mentre Chardonnay e altri vitigni a bacca bianca beneficiano delle temperature più fresche delle aree elevate. I vini che ne derivano possiedono spesso un carattere deciso: profumi intensi, trama tannica elegante e una sorprendente capacità di evoluzione nel tempo.

    Il fascino del Golan va oltre il contenuto dei calici: le strade si snodano tra boschi di querce, antichi campi di lava e ampi panorami che si aprono improvvisamente sulle vallate sottostanti, le cantine appaiono spesso integrate nel territorio, immerse nel verde o affacciate su colline che sembrano non avere fine. La luce gioca un ruolo fondamentale: nelle prime ore del mattino il sole illumina i filari con una luminosità morbida e diffusa, mentre al tramonto il basalto assume sfumature rossastre che accentuano il carattere del paesaggio.

    Negli ultimi anni il territorio ha attirato l’attenzione di critici, sommelier e appassionati provenienti da tutto il mondo: i visitatori arrivano spinti dalla curiosità di scoprire una realtà ancora poco conosciuta, alla ricerca di nuovi bouquet del vino mediterraneo, ripartono con la certezza di aver visitato una regione capace di coniugare autenticità e ambizione, natura e innovazione, tradizione agricola e visione contemporanea. Forse è proprio questa la sua caratteristica più preziosa: la capacità di raccontare una storia diversa.

    Nel Golan, il vino è ancora un racconto in divenire ed è proprio questo a renderlo così affascinante.

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