
Sholom Noach Berezovsky (18 agosto 1911 – 8 agosto 2000) è stato uno dei capi della dinastia chassidica di Slonim dal 1981 fino alla sua morte. Nato in Bielorussia si trasferì nel 1933 in Israele dove aprì a Gerusalemme la grande scuola rabbinica di Slonim. Rabbi Berezovsky, autore di una grande opera di commento alla Torà e al Talmud intitolata Netivot Shalom – Sentieri di Pace, è considerato uno dei più grandi Maestri del Chassidismo. Riporteremo in seguito il sunto di una lezione scritta nel quarto libro del Netivot Shalom.
Rabbia o amore?
È scritto nel Talmùd babilonese che quando i nostri nemici entrarono nel Santuario di Gerusalemme, notarono che le ali dei due angeli cherubini scolpiti sopra l’Aron HaKodesh – l’Arca Santa erano unite tra loro in segno di unione tra Dio e Israele (Yomà 54b). Ciò è strano in quanto, in un altro punto, lo stesso Talmùd insegna che nei momenti di colpa del popolo ebraico i due angeli forgiati sull’Aròn si separavano tra loro in segno di mancanza d’amore di Dio verso i figli di Abramo, e il Santuario fu distrutto proprio per punire gli ebrei di gravi peccati commessi, come l’idolatria, l’omicidio e le unioni proibite (Baba Batrà 99a). Com’è possibile dunque che proprio in un momento di punizione il Signore riveli a noi il proprio amore?
Tishà BeAv è un giorno di festa
Il Midràsh fa notare che nel versetto numero XV del primo capitolo del libro delle Lamentazioni scritto dal Profeta Geremia, il momento della distruzione di Gerusalemme è definito: Mo’èd, che nel lessico comune viene usato per dichiarare un giorno di festa. Il Maestro Dov Baer di Mezeritch’(1704 – 1772) per tale motivo scrisse: “Nei giorni che passano dall’inizio della distruzione delle mura di Gerusalemme fino al momento dell’abbattimento del Santuario, tutte le nostre preghiere sono ascoltate con attenzione dal cielo in quanto l’affetto e l’unione di Dio verso Israele è immenso e chi desidera unirsi al Creatore troverà sempre la porta del cielo spalancata”. Il motivo di ciò ha una grande logica. Un padre si unisce ad uno dei propri figli soprattutto quando nota in lui un momento di difficoltà e di abbattimento. Quando un genitore vede il dolore nel volto della prole, quando nota le lacrime versate da un figlio che chiede aiuto e sostegno, l’amore diviene immenso e il legame cresce sempre più. Allora il momento di dolore e tristezza rivela un affetto molto spesso nascosto e ogni richiesta di aiuto del sofferente viene ascoltata. Per tal motivo Tishà BeAv e i giorni che lo precedono, pur segnati da dolore, morte, esilio e sofferenza, possono essere letti anche come periodi di solennità. Fu allora che l’amore di Dio verso i propri figli, verso Israele, colpito e osteggiato dai popoli stranieri, aumentò come mai accadde in precedenza. Tra il 17 di Tamùz e il 9 di Av non possiamo gioire, non possiamo fare alcuna festa e dobbiamo dimostrare il nostro abbattimento e il nostro dolore. Ma è proprio questo che genererà un grande e nuovo affetto tra noi e il Creatore. Ora è chiaro il motivo per cui gli angeli cherubini erano tra loro abbracciati proprio nel momento di estrema sofferenza del popolo ebraico. Il Santuario fu distrutto a metà della giornata del 9 di Av e proprio in tale istante, in tutti i Templi del mondo, si usa porre teli bianchi a copertura dell’Aron che contiene i rotoli della Torà e il pubblico non siede più a terra durante la preghiera in segno di dolore come nelle Tefillot precedenti. Coloro che sono saliti a Sèfer il mattino devono tornare un’altra volta a leggere una nuova chiamata di Torà aggiungendo frasi benevole nella propria benedizione che non si erano recitate in precedenza. È nel momento del sommo dolore che ancor oggi nel Bet Hakeneset si fanno atti di festa per dimostrare che è proprio nel momento della nostra sofferenza più profonda che Dio non ci abbandonerà mai e sarà ancora più vicino a noi. In ogni momento della nostra storia nessuno ci fermerà e nonostante il dolore andremo avanti e ricostruiremo il nostro futuro.
Conclusione
Così termina la lezione di Rav Sholom Noach Berezovsky:
Un livello eccelso di rapporto con Dio si crea quando il cuore rivela la propria fede verso il Creatore in un momento di buio e abbattimento, quando Dio sembra volersi nascondere. Chi si sente distanziato e non amato e nonostante tutto cerca dentro sé la forza per ritrovare nuovamente un legame con Dio, costruirà con Lui un rapporto che neppure la gioia e i momenti di luce e felicità potranno mai raggiungere. Il grande Maestro Israel Ben Shabatai di Coshnitz nel suo libro Avodat Israel riporta l’insegnamento del dotto Rabbi Itzchak Luria che dal versetto: “Tu popolo, nel deserto camminavi dietro al Signore (Ger. 2, 2)” si può imparare che in un momento di gioia e prodigio, come nel tempo del deserto in cui il popolo ebraico era avvolto dai miracoli, Dio non è veramente di fronte a noi. È facile sentire la vicinanza del Creatore quando nella vita è tutto felice. E ciò che è semplice e comodo, il Santo Benedetto sia, non lo ama. È quando in un attimo di paura, in una fase di abbattimento e di buio, si cerca ciò che è nascosto nell’animo ebraico che il Creatore si rivela e si pone di fronte a noi, così come i due cherubini erano abbracciati l’un l’altro proprio nel momento del dolore e della paura del nostro grande popolo. Perciò, quando viviamo nella sofferenza e nella tristezza, si pensi che Hashem non ci vuole abbandonare. È allora che si potrà veramente ricostruire la propria storia e il proprio futuro.
Nulla è un caso
Ogni anno nel primo Shabbàt del periodo Ben HaMetzarim – il periodo del dolore che va dal 17 di Tamuz al 9 di Av, in ogni Tempio si legge la Parashà di Pinechas nella quale sono descritte tutte le festività del calendario ebraico. Questo ci viene ad insegnare che noi non cancelleremo mai la nostra identità ebraica nonostante la terribile storia passata e a volte presente. Noi ebrei non abbandoneremo mai il progetto di tornare un giorno tutti assieme nella nostra terra di Israele ed è per questo che un giorno il Santuario distrutto sarà ricostruito ed è a Gerusalemme che porteremo i nostri sacrifici e vivremo finalmente con gioia l’amore per le nostre festività.














