Skip to main content

Ultimo numero Luglio – Agosto 2026

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Per amor di Dio

    “Per amor di Dio”. E’ un’espressione che usiamo comunemente in italiano, anche se non ci pensiamo molto sul suo significato. La possiamo usare per esprimere una preghiera o una supplica: “per amor di Dio, fammi questo piacere”, o più spesso: “per amor di Dio, smettila, falla finita”. Ma che c’entra l’amor di Dio?  Probabilmente serve a rafforzare la nostra richiesta evocando qualcosa di più importante, di sacro: se non lo fai per me, almeno fallo per amor di Dio. E così nel linguaggio comune, anche in bocca ai più atei e miscredenti, l’amor di Dio diventa un riferimento decisivo e indiscutibile, una cosa che ognuno dovrebbe provare e mettere in pratica. Che sia così per tutti è difficile ammetterlo, ma per un ebreo la questione assume subito un senso importante. Perché, anche se magari non ci stiamo molto attenti, la questione dell’amor di Dio è centrale, tanto centrale che nella nostra principale dichiarazione di fede, lo Shemà’ Israel, che siamo tenuti a recitare due volte al giorno, compaiono le parole famose: weahavtà et Hashèm ecc. “amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore con tutta la tua persona e con tutte le tue capacità” (Deut. 6:5). La leggiamo, la ripetiamo, ma che vuol dire? È un invito, un progetto, un comando? E se è un comando, come si può comandare un sentimento come l’amore?

    Una precisazione linguistica è necessaria. In ebraico, la radice alef he bet che indica l’amore non significa solo quello che in italiano intendiamo per amore, ma è un po’ più larga, indica la cosa che ci piace. Oggi, ad esempio, i “like” che si mettono nei social, che sono espressioni di approvazione, in ebraico corrispondo a ahavti. Quindi “amerai il Signore” potrebbe avere un significato non solo strettamente collegato all’amore vero e proprio.

    L’argomento è ben complesso e tra le varie possibili interpretazioni non si può fare a meno di conoscere per prima cosa ciò che scrisse Rambam, Maimonide.

    Secondo Maimonide vi sono due modi per rapportarsi a Dio, l’amore e il timore; l’amore, come prescritto nel versetto citato, e il timore, come è detto: “temerai il Signore tuo D” (Deut. 6:13 e 10:20).

    «E quale è il modo per amarlo e temerlo? Quando una persona si rende conto delle Sue opere e creazioni grandi e meravigliose,  riconoscendovi una sapienza invalutabile e infinita, subito ama, loda, glorifica e si riempie di un grande desiderio di conoscere il grande Nome, come disse David: “la mia persona è assetata del Dio vivente” (Salmi 42:3), e quando pensa a queste cose, subito si ritrae pauroso e  comprende di essere una piccola creatura, bassa, oscura, di intelligenza piccola davanti a Colui che è l’intelligenza pura, come disse David: “quando vedo i tuoi cieli opera delle Tue mani, cosa è l’uomo che tu debba ricordarlo”(salmi 144:3) ». (Yesodè haTora 2: 1-2).

    Quindi l’amore per Dio è il risultato della comprensione della grandiosità delle Sue opere.

    L’argomento è ripreso nelle regole sulla teshuvà, nelle quali si spiega la differenza tra il servizio che si fa per timore e quello che si fa per amore. Chi serve per timore lo fa per paura delle punizioni che deriverebbero dalle trasgressioni; ma questo non è il livello dei Profeti e dei Sapienti, non bisogna servire Dio in questo modo, che è solo un livello preliminare che deve portare al servizio per amore:

    «Chi serve per amore si occupa di Torà e adempie ai precetti e procede nelle strade della sapienza, per nessuna cosa al mondo, né per timore del male né per acquisire il bene, ma fa la verità perché è la verità e alla fine il bene verrà a causa sua, e questo livello è molto alto e non tutti vi possono arrivare, ed è il livello del nostro patriarca Avraham che il Signore benedetto chiamò “il suo amatore” perché servì solo per amore, ed è il livello al quale siamo stati comandati dal Signore benedetto per tramite di Moshè come è detto “e amerai il Signore tuo Dio” (Deut: 6: 5); e nel momento in cui una persona amerà il Signore con l’amore appropriato, subito adempierà ai suoi comandi con amore». (Teshuvà 10:1-2)

    Ma come è l’amore appropriato? Continua a spiegare Maimonide:

    «Che ami il Signore di un amore grande, eccessivo, fortissimo fino a legare la sua persona all’amore del Signore e ne sia perennemente occupato, come se fosse un malato d’amore che non riesce a liberare la mente dall’amore per una donna e ne sia perennemente occupato quando sta seduto e quando sta in piedi, e anche quando mangia e beve; e ancora di più questo amore deve essere. Come ci è stato comandato “con tutto il tuo cuore e con tutta la tua persona” (Deut. 6:5), ed è quello che Salomone disse in forma simbolica “perché sono malata d’amore” (Cant. 2:5), e tutto il Cantico dei Cantici è la rappresentazione di questo» (ibid. 3).

    Rav Riccardo Di Segni
    Rabbino Capo di Roma

    CONDIVIDI SU: