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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Per amor di Dio

    “Per amor di Dio”. è un’espressione che usiamo comunemente in italiano, anche se non ci pensiamo molto sul suo significato. La possiamo usare per esprimere una preghiera o una supplica: “per amor di Dio, fammi questo piacere”, o più spesso: “per amor di Dio, smettila, falla finita”. Ma che c’entra l’amor di Dio?  Probabilmente serve a rafforzare la nostra richiesta evocando qualcosa di più importante, di sacro: se non lo fai per me, almeno fallo per amor di Dio. E così nel linguaggio comune, anche in bocca ai più atei e miscredenti, l’amor di Dio diventa un riferimento decisivo e indiscutibile, una cosa che ognuno dovrebbe provare e mettere in pratica. Che sia così per tutti è difficile ammetterlo, ma per un ebreo la questione assume subito un senso importante. Perché, anche se magari non ci stiamo molto attenti, la questione dell’amor di Dio è centrale, tanto centrale che nella nostra principale dichiarazione di fede, lo Shemà’ Israel, che siamo tenuti a recitare due volte al giorno, compaiono le parole famose: weahavtà et Hashèm ecc. “amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore con tutta la tua persona e con tutte le tue capacità” (Deut. 6:5). La leggiamo, la ripetiamo, ma che vuol dire? È un invito, un progetto, un comando? E se è un comando, come si può comandare un sentimento come l’amore?

    Una precisazione linguistica è necessaria. In ebraico, la radice alef he bet che indica l’amore non significa solo quello che in italiano intendiamo per amore, ma è un po’ più larga, indica la cosa che ci piace. Oggi, ad esempio, i “like” che si mettono nei social, che sono espressioni di approvazione, in ebraico corrispondo a ahavti. Quindi “amerai il Signore” potrebbe avere un significato non solo strettamente collegato all’amore vero e proprio.

    L’argomento è ben complesso e tra le varie possibili interpretazioni non si può fare a meno di conoscere per prima cosa ciò che scrisse Rambam, Maimonide.

    Secondo Maimonide vi sono due modi per rapportarsi a Dio, l’amore e il timore; l’amore, come prescritto nel versetto citato, e il timore, come è detto: “temerai il Signore tuo D” (Deut. 6:13 e 10:20).

    «E quale è il modo per amarlo e temerlo? Quando una persona si rende conto delle Sue opere e creazioni grandi e meravigliose,  riconoscendovi una sapienza invalutabile e infinita, subito ama, loda, glorifica e si riempie di un grande desiderio di conoscere il grande Nome, come disse David: “la mia persona è assetata del Dio vivente” (Salmi 42:3), e quando pensa a queste cose, subito si ritrae pauroso e  comprende di essere una piccola creatura, bassa, oscura, di intelligenza piccola davanti a Colui che è l’intelligenza pura, come disse David: “quando vedo i tuoi cieli opera delle Tue mani, cosa è l’uomo che tu debba ricordarlo”(salmi 144:3) ». (Yesodè haTora 2: 1-2).

    Quindi l’amore per Dio è il risultato della comprensione della grandiosità delle Sue opere.

    L’argomento è ripreso nelle regole sulla teshuvà, nelle quali si spiega la differenza tra il servizio che si fa per timore e quello che si fa per amore. Chi serve per timore lo fa per paura delle punizioni che deriverebbero dalle trasgressioni; ma questo non è il livello dei Profeti e dei Sapienti, non bisogna servire Dio in questo modo, che è solo un livello preliminare che deve portare al servizio per amore:

    «Chi serve per amore si occupa di Torà e adempie ai precetti e procede nelle strade della sapienza, per nessuna cosa al mondo, né per timore del male né per acquisire il bene, ma fa la verità perché è la verità e alla fine il bene verrà a causa sua, e questo livello è molto alto e non tutti vi possono arrivare, ed è il livello del nostro patriarca Avraham che il Signore benedetto chiamò “il suo amatore” perché servì solo per amore, ed è il livello al quale siamo stati comandati dal Signore benedetto per tramite di Moshè come è detto “e amerai il Signore tuo Dio” (Deut: 6: 5); e nel momento in cui una persona amerà il Signore con l’amore appropriato, subito adempierà ai suoi comandi con amore». (Teshuvà 10:1-2)

    Ma come è l’amore appropriato? Continua a spiegare Maimonide:

    «Che ami il Signore di un amore grande, eccessivo, fortissimo fino a legare la sua persona all’amore del Signore e ne sia perennemente occupato, come se fosse un malato d’amore che non riesce a liberare la mente dall’amore per una donna e ne sia perennemente occupato quando sta seduto e quando sta in piedi, e anche quando mangia e beve; e ancora di più questo amore deve essere. Come ci è stato comandato “con tutto il tuo cuore e con tutta la tua persona” (Deut. 6:5), ed è quello che Salomone disse in forma simbolica “perché sono malata d’amore” (Cant. 2:5), e tutto il Cantico dei Cantici è la rappresentazione di questo» (ibid. 3).

    Rav Riccardo Di Segni
    Rabbino Capo di Roma

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