
Dopo quarant’anni ha finalmente trovato una collocazione permanente. Alta quasi quattro metri, la statua che raffigura Alfred Dreyfus, Capitano ebreo dell’esercito francese ingiustamente condannato di alto tradimento nel 1894 in un noto caso di antisemitismo della storia francese, da oggi si erge davanti all’ex Palazzo di Giustizia di Parigi, il tribunale che il 12 luglio 1906 annullò la sua condanna.
L’inaugurazione della sede, avvenuta proprio il 12 luglio, è coincisa con la prima Giornata nazionale di commemorazione di Dreyfus, istituita lo scorso anno dal presidente Emmanuel Macron in occasione del 120essimo anniversario della sua riabilitazione.
“Sappiamo che i vecchi demoni dell’antisemitismo non sono mai completamente scomparsi dal nostro Paese”, ha affermato Macron durante la cerimonia, invitando a mantenere alta la vigilanza contro ogni forma di discriminazione e di odio “che prende di mira le persone per ciò che sono”.
Tra i presenti c’era anche Charles Dreyfus, nipote novantanovenne dell’ufficiale francese. “Devo ammettere con rammarico che, alla mia età, non avrei mai immaginato di vedere l’antisemitismo riemergere con una tale virulenza nel nostro Paese”, ha detto. Un’amarezza attenuata, ha aggiunto, dalla “profonda gioia” di vedere finalmente la statua del nonno davanti al luogo simbolo della sua riabilitazione.
L’opera raffigura Dreyfus mentre impugna una spada spezzata, simbolo della degradazione militare e dell’ingiusta condanna. Sul basamento è incisa una frase tratta da una lettera inviata alla moglie durante la prigionia: “Se vuoi che io viva, restituiscimi l’onore”.
Realizzata tra il 1985 e il 1988 dall’artista Louis Mitelberg, noto come “Tim”, la scultura in bronzo è rimasta per decenni praticamente nascosta al pubblico, dopo che le diverse proposte di collocazione erano state ripetutamente respinte.
La nuova sistemazione pone rimedio a “un’ultima ingiustizia” nei confronti di Dreyfus, ha sottolineato Ariel Weil, Sindaco del centro di Parigi e discendente della famiglia Dreyfus.
Nel 1894 Alfred Dreyfus fu condannato da un tribunale militare con l’infondata accusa di spionaggio a favore della Germania e costretto sull’esilio all’Isola del Diavolo, nella Guyana francese. Émile Zola e altri intellettuali denunciarono fin da subito il carattere antisemita del processo. Zolà pubblicò nel 1898 sul quotidiano ‘L’Aurore’ il celebre ‘J’accuse’, dando risonanza internazionale al caso. Le successive indagini dimostrarono che il vero responsabile era un altro ufficiale, ma i vertici militari tentarono di occultare la verità, alimentando una vicenda che spaccò profondamente la Francia. Riabilitato nel 1906, Dreyfus fu reintegrato nell’esercito e combatté durante la Prima guerra mondiale. Morì nel 1935.
Lo scorso anno il Parlamento francese ha approvato in via definitiva una legge che gli ha conferito, a titolo postumo, il grado di generale di brigata.
In foto: La statua di Alfred Dreyfus, opera di Louis Mitelberg (Tim), che era conservata nel cortile d’onore del Musée d’art et d’histoire du Judaïsme di Parigi. Foto: Sylvain Sonnet / Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0.














