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    Cultura

    Armand Abécassis, il tributo al filosofo del dialogo

    Il Collège des Bernardins di Parigi ospita martedì una serata di tributo ad Armand Abécassis a un mese dalla sua scomparsa: sarà proiettato in anteprima un film testamento realizzato dal Nonon Brécher seguito dagli interventi dei suoi allievi e famigliari tra cui la figlia Eliette.

    Filosofo, biblista, talmudista, educatore, Abécassis ha dedicato la sua vita a mostrare come la tradizione ebraica possa dialogare con il mondo contemporaneo senza perdere la propria identità e come il rapporto tra ebrei e cristiani possa trasformarsi da terreno di conflitto a spazio di reciproco arricchimento.

    Nato a Casablanca nel 1933 in una famiglia ebraica marocchina, Armand Abécassis era cresciuto in un ambiente in cui convivevano differenti tradizioni: l’ebraismo, il mondo arabo e la cultura francese: questa pluralità di appartenenze avrebbe influenzato profondamente il suo pensiero. Trasferitosi in Francia aveva intrapreso studi filosofici, biblici e talmudici.

    Il concetto centrale dell’opera di Abécassis è l’interpretazione: amava ripetere che la specificità dell’ebraismo non risiede nel possesso di una verità definitiva ma nella capacità di interrogare incessantemente il testo sacro; secondo la sua visione la Torà è parola viva che attraversa i secoli e richiede a ogni generazione di essere riletta e reinterpretata. Per questo motivo il Talmud occupa un posto fondamentale nella tradizione ebraica: rappresenta il dialogo permanente tra maestri che discutono, dissentono, pongono domande e cercano nuove prospettive. Un altro tema fondamentale della riflessione di Abécassis è la dignità della persona umana: l’uomo non è un semplice spettatore della creazione, è partner dell’opera divina.

    Tra i numerosi contributi di Abécassis il dialogo ebraico-cristiano occupa un posto speciale e poco noto della sua vita. Per secoli il rapporto tra ebraismo e cristianesimo è stato contraddistinto da persecuzioni, incomprensioni e polemiche. Il XX secolo, segnato dalla Shoah e dall’apertura avviata dal Concilio Vaticano II, sosteneva, ha aperto nuove prospettive di incontro. Abécassis era diventato un autorevole protagonista nel sostenere che il dialogo non richiede la rinuncia alla propria identità, al contrario, è possibile soltanto quando ciascuna tradizione conosce profondamente se stessa e riesce a comprendere l’altra, e Abéccassis era divenuto nel tempo anche conoscitore e commentatore originale delle scritture cristiane su cui poteva fornire le sue interpretazioni da ebreo. Ebrei e cristiani, spiegava, condividono una parte fondamentale della loro eredità spirituale, le Scritture ebraiche costituiscono la base su cui si sviluppa anche il messaggio cristiano. Questa comune radice non elimina le differenze ma crea uno spazio di confronto che può essere fecondo. Abécassis invitava entrambe le comunità a superare stereotipi e pregiudizi ritenendo che la conoscenza reciproca rappresenta l’antidoto più efficace contro l’ostilità religiosa.

    Negli ultimi decenni della sua vita Abécassis si è confrontato con il ritorno dei fondamentalismi religiosi. A suo giudizio, il fondamentalismo nasce spesso dalla paura dell’interpretazione: chi pretende di possedere una lettura unica e definitiva del testo sacro finisce per trasformare la religione in ideologia. La tradizione ebraica, con la sua pluralità di commenti e la sua valorizzazione del dibattito, rappresenta secondo Abécassis un efficace antidoto contro ogni forma di assolutismo.

    Oltre che studioso, Abécassis è stato un grande educatore: possedeva il raro talento di rendere accessibili temi complessi senza banalizzarli, partecipava a conferenze, programmi radiofonici e incontri pubblici, mostrando che la tradizione non è un peso del passato ma una risorsa per il futuro, un docente che nel ricordo dei suoi allievi ha trasmesso la fede auttica senza temere domande scomode.

    Foto credit: famiglia Abécassis.

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