
Ieri sera, domenica 25 ottobre, a Gerusalemme si è parlato di Roma, di ebrei romani e di ghetto. L’occasione è stata la presentazione del volume di Serena Di Nepi ‘Il ghetto di Roma. Storia di una comunità ebraica’, presso la Sala Schwarz al Beit Yehudei Italia di Rechov Hillel.
La serata si è aperta con i saluti di Vito Anav, presidente della Hevrà e con un’introduzione di Samuele Rocca, assessore alla cultura, a cui hanno fatto seguito gli interventi di Angelo Piattelli, Alessandra Veronese, Anna Nizza e dell’autrice.
Una conversazione vivace attraverso tre secoli e mezzo di storia della comunità romana, che ha toccato momenti di svolta – dall’arrivo dei sefarditi nel 1492 al Risorgimento – sfide, difficoltà e ha richiamato la capacità degli ebrei del ghetto di gestire una lunga età di discriminazioni.
Particolare attenzione è stata dedicata alla storia delle istituzioni, al governo della comunità, alle Scole e alle confraternite, con una riflessione a più voci sulla gestione delle differenze interne al gruppo e dei tanti conflitti interni che spesso hanno segnato la vita del ghetto.
La domanda importante sulla storia culturale della comunità che, in assenza della biblioteca razziata dai nazisti nel 1943, resta senza riposta, è stata affrontata soffermandosi sulla cultura materiale, sugli oggetti d’arte e sul ruolo delle famiglie emergenti.
Anna Nizza ha ricostruito la storia di Luna Ambron e della sua famiglia, a partire dalla splendida Meghillà scritta da questa giovane di 14 anni nel 1767 e in questi giorni al centro di una mostra all’Israel Museum (https://www.imj.org.il/en/exhibitions/girl-who-wrote). La vicenda straordinaria delle donne che scrivono, degli splendidi oggetti di arte degli ebrei romani, oggi raccolti al Museo Ebraico di Roma e in tante altre collezioni in giro per il mondo, raccontano la storia di famiglie ricche, colte e orgogliosamente legate alla loro comunità e alle loro Scole anche in tempi difficili.













