
Nella collana Roma Ebraica del Dipartimento Beni e Attività Culturali della Comunità Ebraica di Roma c’è un libro che è una vera scoperta: “Gino Modigliani. Una vita per la musica”, a cura del musicologo Pasquale Troia ed edito dalla Gangemi.
Gino Modigliani, figlio di Rodolfo e Rosa Lattes (Roma, 16 settembre 1913 – Torino, 6 novembre 1948), ha vissuto una vita breve ma intensissima, tenuta insieme da due grandi passioni: l’impegno civile e l’amore per l’arte.
Nel 1938 il suo mondo va in pezzi. Le leggi antiebraiche lo trasformano in un esule nella sua stessa patria. La sua risposta? La musica. Nel 1939 prende la guida del Coro del Tempio Maggiore di Roma e fa delle note uno scudo contro la paura e un filo che tiene unita una comunità ebraica romana ferita.
Finita la guerra, porta la sua visione moderna nella neonata RAI, convinto che la musica debba unire le persone attraverso la radio e dialogare con tutte le arti. Nell’ottobre del 1948 le sue sinfonie conquistano il premio più prestigioso della radio di Stato. Un trionfo. Ma solo poche settimane dopo, il 6 novembre 1948, Gino muore all’improvviso a Torino. Ci lascia un’opera straordinaria e un esempio di dignità che il tempo non ha cancellato. E ci lascia anche un invito, che vale ancora oggi: vivere lottando, non solo per conservare la vita, ma per esaltarla.
Lilli Spizzichino è una collaboratrice ASCER, Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino”.













