
È una delle cerimonie più emozionanti per i bambini della Scuola Ebraica di Roma: ricevere il proprio primo Siddur, il libro di preghiera che li accompagnerà nel percorso di crescita e nella costruzione della propria identità ebraica. Oggi gli studenti hanno ricevuto il loro primo Siddur in una cerimonia alla quale hanno preso parte il Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo Di Segni, la direttrice della scuola primaria ebraica “Vittorio Polacco”, Roberta Spizzichino, Rav Roberto Colombo, direttore delle materie ebraiche della scuola, Milena Pavoncello, oggi assessore alle Politiche Educative della Comunità Ebraica di Roma ed ex dirigente della scuola, e Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma.
Un momento che per Milena Pavoncello ha anche il sapore del ricordo personale. “Questa è per me da sempre una cerimonia molto emozionante. Pensavo al mio primo Siddur, che ancora conservo gelosamente”, ha ricordato, tornando con la memoria ai suoi anni di scuola e a quel primo libro di preghiera ricevuto da bambina. Il Siddur non è infatti soltanto un libro. È un oggetto che accompagna la vita ebraica, custodisce le preghiere e i riti e diventa, per molti, un legame concreto tra le generazioni. Riceverlo da bambini significa iniziare a familiarizzare con parole e gesti che appartengono alla storia della propria famiglia e della propria comunità.
Durante la cerimonia Rav Roberto Colombo ha raccontato una storia legata proprio al significato del dono. Un uomo decide di regalare un Siddur alla moglie: un gesto apparentemente semplice, che diventa però una vera dichiarazione d’amore. Perché regalare un Siddur significa donare qualcosa che accompagnerà l’altra persona nel rapporto con la propria tradizione, nella preghiera e nella vita quotidiana. Un dono materiale che assume così un significato profondamente affettivo e spirituale.
Il momento della consegna è diventato quindi anche un’occasione per parlare ai bambini del valore di ciò che ricevono e del legame che quel libro rappresenta. Il Siddur entra nelle loro mani, ma porta con sé una storia molto più grande: quella di una comunità, delle famiglie e delle generazioni che hanno trasmesso la propria identità anche attraverso le parole della preghiera. Anche Victor Fadlun ha sottolineato il valore di questo momento, rivolgendosi ai bambini e ricordando quanto sia importante costruire i sogni e immaginare il futuro. Investire nei ragazzi significa infatti dare loro gli strumenti per crescere, per coltivare le proprie aspirazioni e per costruire, giorno dopo giorno, il proprio percorso.













