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    ISRAELE

    I bambini pensano già come piccoli scienziati? Lo studio israeliano

    Se il modo di ragionare dei bambini fosse molto più vicino a quello degli scienziati di quanto immaginiamo? A suggerirlo è uno studio condotto da ricercatori israeliani e greci, che ha analizzato come i bambini costruiscono spiegazioni di fenomeni biologici. Questo il risultato: 36 dei 53 bambini (dai 7 ai 12 anni) coinvolti, pari al 68%, sono riusciti a elaborare spiegazioni con una struttura meccanicistica, cercando cioè di ricostruire come un evento possa provocarne un altro.
    La ricerca è stata condotta dalla Prof.ssa Michal Haskel-Ittah del Weizmann Institute of Science, la dottoranda Yael Shtechman e la Prof.ssa Marida Ergazaki dell’Università di Patrasso, ed è stata pubblicata sul Journal of the Learning Sciences. Lo riporta il Times of Israel.
    Uno degli esempi riguarda il pesce palla. Quando viene chiesto perché si gonfi, le risposte dei bambini tendono a concentrarsi sulla funzione del comportamento: per esempio, per spaventare un predatore. Quando invece vengono invitati a spiegare “come fa a gonfiarsi?”, i ricercatori li sollecitano a immaginare cosa possa accadere all’interno dell’animale e quali passaggi colleghino la causa all’effetto.
    Le spiegazioni non erano necessariamente corrette. Un bambino, per esempio, ha immaginato che lo spavento facesse accelerare il battito cardiaco e che all’interno del corpo ci fosse qualcosa di simile a una molla capace di provocare il gonfiamento. L’ipotesi è biologicamente errata, ma mostra un tentativo di individuare un processo interno capace di spiegare come la paura possa produrre un cambiamento fisico.
    È proprio questo il tipo di ragionamento che interessa ai ricercatori. Una spiegazione meccanicistica cerca infatti di individuare gli elementi coinvolti in un fenomeno e le interazioni attraverso cui producono un determinato risultato.
    Lo studio non dimostra che i bambini “ragionino come scienziati” in senso generale, ma mostra che, nel campione analizzato, molti sono capaci di costruire spiegazioni biologiche con una struttura meccanicistica, anche quando contengono errori.
    Nella seconda parte della ricerca, i bambini hanno inoltre confrontato diverse spiegazioni di fenomeni biologici. Nel corso dello studio tendevano a considerare più convincenti quelle capaci di descrivere un meccanismo, valutandone sia la capacità esplicativa sia la compatibilità con le proprie conoscenze biologiche.
    Per gli autori, questo risultato suggerisce una possibile implicazione per l’insegnamento: quando un bambino dà una risposta sbagliata, può essere utile chiedergli “Come pensi che succeda?” invece di limitarsi a correggerlo. L’errore può così diventare un punto di partenza per costruire un modello più preciso.
    In un’epoca in cui possiamo ottenere risposte in pochi secondi, anche attraverso l’intelligenza artificiale, diventa importante distinguere tra avere una risposta e comprendere una spiegazione. Come osserva la Prof.ssa Haskel-Ittah, “quando  i bambini incontrano una “scatola nera”, cioè qualcosa di cui non comprendono il funzionamento interno, possono porre ulteriori domande. Come individui, è necessario essere in grado di riflettere e pensare su ciò che non si comprende”.

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