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    ISRAELE

    Da Gaza ai Mondiali di surf adattato: la nuova sfida di Tamir Dudy

    A Gaza ha combattuto per sopravvivere e per riportare a casa i suoi uomini. Oggi, a 26 anni, Tamir Dudy combatte un’altra battaglia, quella per conquistare il podio ai Campionati mondiali di surf adattato, in programma a novembre in California.
    Dudy, ufficiale dell’IDF e appassionato di surf fin dall’infanzia, è sopravvissuto a uno dei momenti più drammatici della sua vita il 16 gennaio 2024, durante i combattimenti a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza. Quel giorno la sua unità era impegnata in combattimento quando alcuni terroristi emersero da un pozzo di un tunnel tentando di sorprendere i soldati.
    “Sono stati 20 minuti di combattimenti durissimi e circa 20 secondi di sopravvivenza”, ha raccontato Dudy. “Eravamo faccia a faccia con i terroristi e continuavo a ripetermi che sarei uscito vivo da lì e, soprattutto, che avrei fatto in modo che tutta la mia squadra tornasse a casa sana e salva”.

    Tre granate a frammentazione sono state lanciate contro di lui. Un proiettile lo ha colpito alla gamba. Rimasto a terra, gravemente ferito, Dudy è stato trascinato via dai suoi soldati e trasportato in elicottero al centro medico Hadassah Ein Kerem di Gerusalemme. Da quel momento è iniziata una nuova battaglia.

    Diciassette interventi chirurgici in tre Paesi, tra Israele, Stati Uniti e Austria, si sono susseguiti nel tentativo di salvare la gamba sinistra e il braccio destro. Per un anno e mezzo i medici hanno cercato di recuperare gli arti. Ma il braccio era ormai completamente paralizzato, il danno neurologico era irreversibile e il dolore era diventato sempre più difficile da sopportare. “Avevo gravi danni ai nervi della gamba e del braccio e avevo capito che non sarei mai tornato ad avere una funzionalità completa”, ha spiegato. “È stata una montagna russa emotiva e fisica, sapendo di aver perso la mia indipendenza”. Alla fine, Dudy ha preso una decisione difficile: sottoporsi all’amputazione del braccio destro. È volato in Austria e il 30 settembre 2025, alla vigilia di Yom Kippur, si è sottoposto all’intervento. “Il medico mi ha detto: ‘Hai bisogno di coraggio'”, ha raccontato. “Quando mi sono svegliato dall’intervento, tutta la mia famiglia era fuori dalla stanza. Ero sorridente. Credevo che sarebbe andato tutto bene e che avrei trovato un modo per arrivare in un posto migliore”.

    Quel posto, per Dudy, aveva un nome preciso: il mare. Appassionato di surf fin dall’infanzia, aveva trascorso meno tempo in acqua dopo essere entrato a 18 anni in un programma pre-militare e successivamente nell’IDF. Dopo l’amputazione, però, il desiderio di tornare sulla tavola è diventato ancora più forte.

    Si è presentato su una spiaggia di Tel Aviv e ha provato a risalire su una tavola. All’inizio riusciva a malapena a stare in piedi in acqua, figuriamoci a pagaiare. “Ci ho provato ancora e ancora e ho visto che migliorava”, ha raccontato. “Ci riuscivo, a malapena, molto lontano da dove dovevo arrivare. Ma c’era una direzione”. La svolta è arrivata al Surf Park TLV, struttura con una piscina dotata di onde artificiali. È lì che Dudy ha deciso di trasformare il surf in una parte centrale della sua riabilitazione. “Quando sono arrivato per la prima volta, ho deciso che non mi sarei arreso a nessun limite e che sarei tornato a fare surf”. Uno degli allenatori, Daniel Sigura, ha creduto nelle sue possibilità.
    Da quel momento ha iniziato ad allenarsi tre o quattro volte alla settimana. Il surf è diventato progressivamente il centro della sua vita. Poi è arrivata la California, con un campo di allenamento in vista del prossimo appuntamento.

    Oggi Dudy ha davanti a sé un nuovo obiettivo: i Mondiali di surf adattato, in programma a novembre in California. Dopo cinque mesi di allenamento intensivo, gli allenatori hanno iniziato a considerarlo un atleta con concrete possibilità nel surf adattato, disciplina che al momento non fa parte del programma dei Giochi Paralimpici. Anche Billabong e Ultra Wave hanno deciso di sostenerlo nel suo percorso. Dudy sa che il traguardo è ambizioso. Ma non ha intenzione di nascondersi dietro le difficoltà. “Non credo che a novembre diventerò campione del mondo”, ha detto. “Ma voglio stare sul podio. Voglio sapere di aver vinto”.

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