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    Cultura

    A Rosh Hashanah zucca arrosto glassata al miele, arancia e cannella

    A Rosh Hashanah la tavola parla.

    Lo fa attraverso una mela immersa nel miele, una melagrana, un dattero, un porro, una zucca. Cibi semplici che, durante il Seder di Rosh Hashanah, smettono per un momento di essere soltanto cibo e diventano simanim: segni, desideri, preghiere per l’anno che sta iniziando. Uno dei miei preferiti è la zucca, kara.

    La tradizione ci fa pronunciare una richiesta, un  Yehi ratzon molto particolare:

    “Che sia Tua volontà, Hashem nostro Dio e Dio dei nostri padri, che venga strappato il cattivo decreto della nostra sentenza e che siano proclamati davanti a Te i nostri meriti”.

    Ogni anno diciamo queste parole chiedendo ad Hashem di guardarci con misericordia. Ma quest’anno vorrei aggiungere una domanda: E le sentenze che abbiamo scritto noi contro noi stessi? Chi le strappa?

    Perché qualche volta non abbiamo bisogno che qualcuno ci giudichi. Siamo perfettamente capaci di farlo da soli. Sono spesso frasi apparentemente innocue tipo: non sono capace, non sono abbastanza, non ci riuscirò mai. Eppure, ripetute abbastanza volte, diventano gzar din, una sentenza.

    La differenza è che questa volta il giudice, l’accusa e qualche volta persino il boia siamo noi.

    Ci convinciamo di sapere già come andrà a finire e quindi non proviamo. Abbiamo paura di fallire e quindi rinunciamo prima di cominciare. Ci ricordiamo perfettamente ogni nostro errore e dimentichiamo con sorprendente facilità tutto ciò che invece abbiamo fatto bene.

    È una delle forme più sottili di autosabotaggio: scrivere una sentenza su noi stessi e poi vivere come se fosse una verità.

    Rosh Hashanah arriva a ricordarci esattamente il contrario.

    Se persino nel giorno del giudizio chiediamo ad Hashem che una sentenza negativa possa essere strappata, chi siamo noi per dichiarare definitive quelle che abbiamo pronunciato contro noi stessi?

    Forse allora, quando prendiamo in mano la zucca e diciamo: “che venga strappato il cattivo decreto della nostra sentenza”, possiamo pensare anche a questo:  “Quest’anno, quale sentenza su me stessa voglio strappare?”

    Forse quella che dice che non sono abbastanza o quella che dice che ormai è troppo tardi.

    Quella che mi identifica con un errore che ho commesso o quella che confonde un fallimento con la mia identità.

    Ma il Yehi ratzon della zucca contiene anche una seconda parte, forse ancora più bella:

    Veyikare’u lefanecha zechuyoteinu.

    Che siano proclamati davanti a Te i nostri meriti.

    E se imparassimo a proclamarli anche noi? Non per superbia, o per convincerci di essere perfetti.

    Ma perché Teshuvah non significa soltanto guardare ciò che abbiamo sbagliato.

    Significa anche ricordarci chi siamo.

    Riconoscere quante volte siamo caduti e ci siamo rialzati. Quante persone abbiamo aiutato. Quante difficoltà abbiamo attraversato. Quante volte abbiamo avuto paura e siamo andati avanti comunque.

    Forse uno degli esercizi più rivoluzionari di questo Rosh Hashanah potrebbe essere proprio questo: smettere, per qualche minuto, di compilare l’elenco delle nostre mancanze e provare a compilare quello dei nostri zechuyot, dei nostri meriti.

    Perché possiamo chiedere ad Hashem di credere ancora in noi.

    Ma dobbiamo essere disposti, almeno un po’, a credere ancora in noi stessi.

    Zucca arrosto glassata al miele, arancia e cannella

    Una ricetta semplicissima, dolce e profumata, perfetta come siman sulla tavola di Rosh Hashanah.

    Ingredienti per 6–8 persone

    • 1,5 kg di zucca pulita
    • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
    • 3 cucchiai di miele
    • Succo e scorza di 1 arancia
    • ½ cucchiaino di cannella
    • Un pizzico di sale
    • Pepe nero, facoltativo
    • Semi di sesamo o mandorle a lamelle per completare

    Preparazione

    Tagliate la zucca a spicchi o a cubi abbastanza grandi e disponetela su una teglia rivestita di carta da forno.

    Mescolate l’olio con il miele, il succo d’arancia, la cannella e un pizzico di sale. Versate il condimento sulla zucca e mescolate bene in modo che ogni pezzo sia leggermente ricoperto.

    Cuocete a 200°C per circa 30–40 minuti, girandola una volta durante la cottura, finché la zucca sarà morbida e i bordi saranno ben caramellati.

    Negli ultimi minuti aggiungete un poco di scorza d’arancia grattugiata. Servitela tiepida o a temperatura ambiente, completando, se volete, con semi di sesamo o mandorle tostate.

    Shanah Tovah Umetukah.

    Illustrazione di Ludovica Anava

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