
Ci sono storie d’amore che attraversano il tempo. E poi ci sono quelle che devono attraversare una guerra. Eliya Cohen e Ziv Abud si sono sposati in Israele, davanti a circa mille invitati, trasformando il loro matrimonio in uno dei momenti più simbolici della lunga storia degli ostaggi israeliani. Dieci mesi dopo la proposta di matrimonio, e dopo anni segnati dalla strage del 7 ottobre 2023 e dalla prigionia di Cohen a Gaza, la coppia è finalmente arrivata insieme alla chuppah, il tradizionale baldacchino nuziale ebraico. La loro storia era cominciata molto prima del 7 ottobre. Cohen e Abud stavano insieme da anni quando, la mattina della strage, si sono ritrovati al Nova Festival. Insieme ad amici e familiari hanno cercato rifugio in un piccolo bunker vicino al kibbutz Re’im. Quel rifugio sarebbe diventato uno dei luoghi simbolo della strage: delle 27 persone che vi si erano nascoste, 16 furono uccise. Ziv riuscì a sopravvivere. Eliya venne invece catturato e portato nella Striscia di Gaza.
Per Ziv, la tragedia ha avuto anche un’altra dimensione. Durante l’attacco aveva visto Eliya trascinato fuori dal rifugio e, per un periodo, aveva creduto che fosse stato ucciso. Soltanto successivamente aveva scoperto, attraverso un video diffuso online, che era stato portato via vivo. Lei è rimasta ferita e nascosta sotto i corpi delle vittime, mentre continuava a chiedersi quale sarebbe stata la sorte del suo compagno. Cohen è stato liberato nel febbraio 2025, dopo oltre sedici mesi trascorsi nelle mani di Hamas. Una delle prime cose che ha scoperto tornando in Israele è stata proprio quella che per tanto tempo aveva ritenuto impossibile: Ziv era viva.
La loro riunione, dopo più di un anno di separazione, è diventata una delle immagini più potenti del ritorno degli ostaggi. Ma la coppia aveva deciso di non fermarsi alla sopravvivenza. Dopo la liberazione, Cohen aveva infatti promesso che avrebbe aspettato il ritorno degli ostaggi ancora detenuti prima di sposare Ziv. La proposta è arrivata nell’ottobre 2025, quando le condizioni che aveva posto erano finalmente state rispettate. “Abbiamo vinto tutto insieme” hanno dichiarato gli sposi. Dieci mesi dopo quella proposta, il matrimonio. La cerimonia si è svolta a Havat Ronit, con circa mille persone tra familiari, amici e coloro che hanno accompagnato la coppia durante gli anni più difficili. A guidare la cerimonia è stato l’ex rabbino capo d’Israele David Lau, mentre il cantante Amir Benayoun ha accompagnato l’ingresso della coppia alla chuppah.
Ma dietro la gioia rimane il ricordo di ciò che è accaduto quel 7 ottobre. Uno dei gesti più significativi legati al matrimonio riguarda infatti la ketubah, il contratto matrimoniale ebraico. A scriverla è stato Moshe Shapira, padre di Aner Shapira, l’uomo che durante l’attacco al rifugio ha lanciato fuori le granate che i terroristi stavano gettando all’interno, cercando di proteggere le persone nascoste nel bunker. Aner morì nell’attacco. Il suo gesto ha contribuito a salvare diverse vite, tra cui quella di Ziv. La ketubah diventa così qualcosa di più di un documento matrimoniale: è il filo che collega la memoria di quella mattina alla scelta, oggi, di continuare a vivere. Il matrimonio di Eliya e Ziv non cancella ciò che è accaduto. Nel 2023 erano nascosti insieme in un rifugio mentre intorno a loro si consumava una strage. Lui veniva trascinato via verso Gaza; lei sopravviveva senza sapere se lo avrebbe mai più rivisto. Nel 2026 hanno camminato fianco a fianco verso la chuppah.














