
La scrittrice Yarona Pinhas, autrice di “Amare dall’inizio”, racconta l’amore come apprendimento, responsabilità e linguaggio capace di trasformare le relazioni. In occasione della ricorrenza di Tu Beav e in vista della Giornata Europea della Cultura Ebraica del prossimo 6 settembre, che avrà proprio l’amore come filo conduttore, Shalom l’ha intervista.
“La Torah e la Kabbalah ci insegnano che il linguaggio dell’amore è un apprendimento che dura tutta la vita”: è con questo principio che la scrittrice israeliana Yarona Pinhas, autrice del nuovo libro Amare dall’inizio (ed. Vita e Pensiero), spiega il significato dell’amore in un mondo attraversato da conflitti sociali che, come afferma, “entrano direttamente nelle nostre case”.
Cosa rappresenta per lei l’amore?
L’amore, nel suo senso ebraico, è racchiuso nella parola Ahava. In ebraico, Ahava significa “portare l’uno”. Ricordate la celebre canzone Hava Nagila? Hava significa proprio portare, unire. L’amore è dunque la capacità profonda di unirsi all’altro.
Ovvero?
Fin dal momento della creazione del mondo, viviamo in una dimensione di contrasti e opposizioni: di bene e di male, di luce e di tenebre, di amore e di non amore. Tuttavia, questo è anche il luogo in cui possiamo scegliere di edificare, all’interno della nostra casa, un senso di unità e di unificazione, invece di rassegnarci a vivere divisi.
Si ama in due. Che cosa significa questo numero?
Il due rappresenta da sempre il dibattito, il conflitto e l’opposizione. Ma esiste un senso positivo: quando c’è ascolto e c’è Kavod, rispetto, la discussione diventa come quella talmudica. Io rispetto la tua opinione, tu mi ascolti, e insieme studiamo. È un dibattito che ci fa crescere e richiede discernimento. In un confronto siamo come disposti ai lati opposti di una stanza: io vedo solo ciò che ho di fronte, ma tu, stando davanti a me, puoi mostrarmi quello che ho alle spalle e che mi sfugge.
Un confronto che nel mondo di oggi viene sempre meno…
Oggi il meccanismo si è spezzato: se non la pensi come me, sei contro di me. Non esiste più quel dibattito sano che genera conoscenza e rispetto per l’altro, e così l’opposizione si radicalizza. Questa frattura sociale entra dritta nelle nostre case: non ci si confronta più per crescere, ma ci si distrugge.
Come si può sanare questa frattura?
Proprio con l’amore. Ma l’amore non è il sentimento romantico di cui cantano le infinite canzoni; è un principio che va insegnato ed educato. La Torah e la Kabbalah ci insegnano che il linguaggio dell’amore è un apprendimento che dura tutta la vita. Significa capire ciò che disse Rabbi Akiva: tutta la Torah si riassume nel precetto “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.
Questo è il motivo per cui ha scritto il suo nuovo libro “Amare dall’inizio”?
Sì, i bambini hanno bisogno di vedere questi modelli in casa, nel modo in cui ci parliamo e ci rivolgiamo gli uni agli altri con gentilezza. In una società che parla solo di violenza, ho sentito la chiamata a scrivere questo piccolo libro in cui unisco la Torah, la Kabbalah e le neuroscienze. Nella mia visione frammentata, io mi attengo scrupolosamente alle regole etiche dei Dieci Comandamenti: i cinque verso Dio e i cinque verso il prossimo. Questa è la vera via per includere un “noi”. Si narra infatti che all’Har Sinai, quando il popolo ricevette la Torah nel deserto, erano tutti uniti nello stesso cuore. I cieli si aprirono e videro l’intera sfera celeste con gli angeli disposti in un ordine e un’armonia meravigliosi, ognuno con la propria bandiera. Davanti a quello spettacolo, le dodici tribù si rivolsero a Mosè e dissero: “Vogliamo anche noi questo meraviglioso ordine celeste”. Il nostro compito, oggi, è proprio questo: portare quell’ordine e quell’unità quaggiù, nelle nostre case.














