
Per decenni Angelo Moscati, per tutti “Angelino”, ha rappresentato un punto di riferimento dell’Oratorio Di Castro, accompagnandone la vita quotidiana con discrezione, dedizione e uno spirito di servizio che ne hanno fatto una figura familiare per intere generazioni di frequentatori. A ricordarlo è Rav Pino Arbib, che ne sottolinea anzitutto una qualità che lo ha sempre contraddistinto: “Una delle cose che ricordo di più di Angelino è la sua serenità”.
Una serenità che ha accompagnato tutta la sua vita e che si rifletteva nel modo in cui si rapportava agli altri, sempre con discrezione, gentilezza e disponibilità. “È difficile ricordare Angelino da solo: è sempre stato insieme alla moglie Enrichetta. Praticamente erano una sola persona. Tutto ciò che facevano lo facevano insieme”, racconta Rav Arbib. La loro è stata una storia di vita condivisa, attraversata da momenti complessi e da una lunga ricerca di stabilità. “Mi sono rimasti impressi i loro racconti del periodo triste e poi quello difficile del Canada. Poi finalmente è arrivato il periodo della felicità: il ritorno a Roma e lo stabilirsi a via Balbo, prima come portiere, poi come shammash e infine come parnas”.
Dalle loro parole emergeva chiaramente quanto quella fase rappresentasse il coronamento di un percorso difficile. “Dai loro racconti si evince che il periodo più bello della loro vita è stato proprio quello”, ricorda Rav Arbib. Per chi ha frequentato l’Oratorio Di Castro, Angelino è stato molto più di una presenza costante. Era il volto sorridente che accoglieva chiunque varcasse la soglia. “Nonostante le normali difficoltà che porta con sé la vita quotidiana, Angelino è stato capace di accogliere nel Tempio chiunque con sever panim yafot, con modi affabili e con un sorriso che faceva sentire chiunque a casa sua”. Un atteggiamento che nasceva da una profonda generosità d’animo e che condivideva con Enrichetta. “Enrichetta e Angelino hanno saputo dare a tutti ciò di cui avevano bisogno anche se possedevano poco”, sottolinea Rav Arbib. Nel ricordo della Comunità resta così l’immagine di una coppia che ha legato la propria esistenza al Tempio e ai suoi frequentatori, lasciando un esempio di accoglienza, disponibilità e dedizione che continua a vivere nella memoria di chi li ha conosciuti.














