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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Il papa, l’enciclica e l’AI: un documento con l’accento ebraico

    Di solito non mi dedico a studiare e tantomeno a commentare le encicliche papali, per estraneità e rispetto istituzionale, trattandosi prima di tutto di documenti interni di un’altra religione. Questa volta però, dopo aver visto i titoli dei giornali e le sintesi che hanno accompagnato la pubblicazione della Magnifica humanitas dedicata in gran parte all’intelligenza artificiale (AI), la curiosità ha prevalso. Perché alcuni concetti e giudizi sull’AI mi sembravano molto familiari, già sentiti, non solo condivisibili ma espressi nelle nostre fonti e ripetuti negli scritti, nelle interpretazioni, nelle lezioni e nelle derashòt di questi ultimi anni. Andando a verificare il testo dell’enciclica c’è chiaramente una differenza tra le sintesi divulgative, in forma laica, e il documento originale in forma ufficiale ecclesiale e teologica. Ma anche in quest’ultima veste si può riconoscere quello che rav Sacks diceva a proposito delle dichiarazioni dei diritti e delle costituzioni moderne, scritte nelle lingue locali, ma “con un forte accento ebraico”; mentre nelle sintesi c’è ben più di un accento, c’è una solida sostanza ebraica che va dalle fonti della Bibbia al pensiero novecentesco prima e dopo la Shoah.

    Cercando di confermare queste impressioni con fonti certe ho fatto ricorso proprio a quello strumento che è oggetto della severa analisi dell’enciclica, l’intelligenza artificiale. E qui comincia la parte intrigante e anche divertente della storia. Perché di sistemi di AI ce ne sono diversi e non è detto che forniscano risultati uguali. Una prima risposta, con un sistema popolare di rapido accesso, è stata che sì, vi sono dei rabbini che hanno già detto cose simili a quelle dell’enciclica. Ho chiesto allora chi fossero questi rabbini ed è seguita una breve lista dove in fondo c’erano rabbini che avevano espresso critiche molto aspre, mentre in cima alla lista c’ero proprio io, con riferimento a un discorso fatto a un convegno di ambasciatori nel 2023, nel quale mettevo in evidenza la differenza tra intelligenza ed etica. Vi risparmio il mio intervento (lo trovate sul sito di Shalom cliccando qui) e passo a una seconda ricerca di AI. Mi ha aiutato il nostro supertecnologico rav Ariel Di Porto. Il risultato della ricerca si concentrato sulle citazioni dalla Bibbia presenti nell’enciclica, in particolare la storia della torre di Babele e quella delle mura di Gerusalemme ricostruite da Neemia, una storia interpretata in senso positivo e opposto a quella di Babele. Per inciso si noti che questo è un notevole distacco da una predicazione comune negli ultimi anni in cui si è sostenuto il tema di “ponti e non muri” mentre qui le mura di Gerusalemme sono una cosa buona. La seconda ricerca di AI nega però che, a parte la Bibbia, nell’enciclica vi siano fonti ebraiche recenti. Di parere diverso il terzo sistema di AI, che con molta cura ha messo in evidenza la presenza di pensiero ebraico novecentesco, da Martin Buber (sulla relazione interpersonale) a Emmanuel Levinas (il volto dell’altro e l’etica delle responsabilità), a Victor Frankel (sul limite e sull’ambivalenza etica dell’essere umano) fino a Hanna Arendt (sulla deriva autoritaria basata sulla disinformazione) e persino Steven Spielberg (contro l’oblio). Con questi risultati, il più era fatto, ma mi sono chiesto: che ne è di rav Sacks, tra i maggiori pensatori dei nostri giorni? Stavolta ho chiesto a Google, ed ecco in un sito (datato 28 giugno 2023) una bella risposta con una lunga citazione:

    “Nell’ambito dei progressi tecnologici, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale pone profonde sfide alla condizione umana. In quanto creati a immagine divina, possediamo una capacità unica di coscienza, libero arbitrio e crescita spirituale. Tuttavia, l’avvento dell’AI minaccia di sminuire la nostra specificità, potenzialmente erodendo il nostro senso di scopo e indebolendo il nostro legame reciproco. Riponendo la nostra fiducia in algoritmi e macchine, rischiamo di relegare la scintilla sacra che è in noi a semplici calcoli e computazioni. Inoltre, con il progredire della sofisticazione dell’AI, ci troviamo di fronte a dilemmi etici di complessità senza precedenti, tra cui questioni di privacy, autonomia e potenziali conseguenze impreviste. Sebbene la tecnologia offra grandi promesse, dobbiamo approcciare il regno dell’IA con la massima cautela, assicurandoci che le nostre creazioni siano al servizio del benessere dell’umanità piuttosto che minare i nostri valori più profondi e le nostre aspirazioni spirituali.” Rabbi Lord Jonathan Sacks, (2018, in a Q&A session)

    Citazione decisamente seduttiva con la quale molte delle tesi dell’enciclica concordano perfettamente. Solo che … subito dopo la citazione, Michi Schwartz, la persona che ha curato il sito avverte: questa citazione in realtà non esiste, se l’è inventata l’AI quando le è stato chiesto di scrivere un brano coerente con il pensiero di rav Sacks. Le frasi sono coerenti con quello che ha detto qua e là altrove, ma la citazione è inventata. Fantastico. Una lezione ulteriore sulla cautela che ormai deve avere oggi chi legge e chi scrive. Questo articolo l’ho scritto io, ma poteva farlo meglio l’AI. Forse lo stesso potrebbe valere con un’enciclica.

    Infine: è positivo e incoraggiante il fatto che principi morali guida per la nostra epoca siano condivisi da ebrei e cristiani, come mostra questo documento. Nella comunanza però, l’ebraismo mostra anche una sua specificità. Le sue regole, di istituzione remota, servono a educare sistematicamente a tradurre la teoria in pratica. Pensiamo allo shabbat che è un messaggio essenziale sull’uso e l’abuso delle nostre creazioni. Oggi nessuno vive più senza telefonino, molti ne riconoscono i rischi, ma solo gli ebrei osservanti riescono a non usarlo per 25 ore a settimana. La sfida non è solo quella di essere d’accordo sui princìpi, ma sul modo di tradurli in pratica.

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