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    NEWS

    Eurovision, stasera Israele in gara con Noam Bettan: “Canto per unire, non per dividere”

    Si apre questa sera a Vienna, in diretta su Rai2, la prima semifinale dell’Eurovision Song Contest. Israele scende sul palco come decimo concorrente in scaletta, rappresentato da Noam Bettan, 28 anni, originario di Ra’anana, vincitore della dodicesima edizione del talent “HaKokhav HaBa” (“The Next Star”). In Israele la diretta è affidata alla rete pubblica Kan 11. Per l’Italia, già qualificata per la finale di sabato in quanto Paese della Big Five, è in gara Sal Da Vinci con “Per sempre sì”.
    La storia di Bettan è quella di un’ascesa lenta e tardiva. Per quasi un decennio ha composto musica nella cameretta della casa dei genitori a Ra’anana, lavorando come cameriere e chiedendo ai clienti, al momento del conto, di seguirlo sui social. A sedici anni aveva già tentato senza successo l’accesso a “The Next Star”. Poi i singoli “Buba”, “Kvish Mahir” e “Madame”, le piccole serate, il Barby di Tel Aviv, finché la vittoria al talent gli ha aperto le porte della selezione israeliana per Vienna. In un’intervista a Libero, l’unica concessa alla stampa italiana, Bettan ha raccontato di non aver mai smesso di credere nel proprio progetto: “Se è successo a me, può succedere a chiunque creda davvero in se stesso”, ha detto rivolgendosi ai più giovani.
    Il brano israeliano, “Michelle”, è una canzone d’amore, scritta da Yuval Raphael (rappresentante israeliana lo scorso anno), Tzlil Klifi e Nadav Aharoni. Bettan canta in tre lingue, francese, inglese ed ebraico, riflettendo la propria doppia identità culturale: la famiglia è arrivata in Israele da Parigi poco prima della sua nascita, e in casa, ha raccontato, “si parla in francese, si ride in francese, si piange in francese, si ama in francese”. Il pezzo racconta una relazione passionale e a tratti tossica, con un messaggio che l’artista riassume così: “Se non sei felice, trova il coraggio di andare via. Scegli te stesso”. Non è un dettaglio secondario, per il pubblico italiano, che fra le trentacinque canzoni in gara l’unica di cui Bettan abbia inciso una cover sia proprio “Per sempre sì” di Sal Da Vinci.
    L’allestimento ruota attorno a una grande struttura scenica chiamata “il diamante”, definita dalla produzione come la più imponente di questa edizione: un volume con specchi interni che moltiplica le figure dei ballerini, in continuità visiva con il videoclip ufficiale. La delegazione israeliana, guidata da Sharon Derix, ha definito riuscite le due prove generali completate da Bettan sul palco viennese, sottolineandone le qualità vocali.
    Nella prima semifinale competono, oltre a Israele, Moldavia, Svezia, Croazia, Grecia, Portogallo, Georgia, Finlandia, Montenegro, Estonia, Belgio, Lituania, San Marino, Polonia e Serbia. La seconda semifinale, giovedì 14, vedrà in gara Bulgaria, Azerbaijan, Romania, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Armenia, Svizzera, Cipro, Lettonia, Danimarca, Australia, Ucraina, Albania, Malta e Norvegia. Le altre nazioni della Big Five (Germania, Francia, Regno Unito) e il Paese ospitante (Austria) sono già ammesse alla finale.
    Alla vigilia, le quote dei bookmaker danno favorita la Finlandia con “Liekinheitin” (“lanciafiamme”), davanti alla Grecia di “Ferto”. Bettan si colloca al sesto posto delle previsioni.
    La strada di Israele verso Vienna, tuttavia, è stata segnata da forti tensioni. Diversi Paesi, tra cui Spagna e Paesi Bassi, avevano minacciato il boicottaggio in ragione della guerra a Gaza. L’amministratore delegato della Israel Public Broadcasting Corporation, Golan Yochpaz, ha definito i tentativi di esclusione “un boicottaggio culturale” e “una minaccia alla libertà di espressione”. L’Unione europea di radiotelevisione (Ebu) ha resistito alle pressioni, ma ha modificato alcune regole: il peso del pubblico nelle semifinali è stato ridotto a vantaggio delle giurie di esperti, e i televoti per singolo utente sono passati da venti a dieci. Spagna, Paesi Bassi, Islanda, Irlanda e Slovenia hanno comunque rinunciato a partecipare. Determinante per la presenza israeliana è stato il sostegno politico di Austria e Germania.
    Bettan ha scelto di non entrare nel terreno politico, rivendicando piuttosto il valore del messaggio musicale. “Lo slogan dell’Eurovision di quest’anno è United by Music, e non credo sia stato scelto a caso”, ha detto a Libero. “Salirò su quel palco con un solo obiettivo: unire, avvicinare, creare un legame. Voglio diffondere amore e portare luce”.
    Sul piano polemico, ieri il New York Times ha pubblicato un’inchiesta che mette in dubbio la regolarità del televoto del 2025, l’edizione in cui Yuval Raphael, sopravvissuta al massacro del Nova festival a Re’im, era risalita dalla quattordicesima posizione delle giurie alla seconda piazza finale grazie al voto del pubblico. Secondo il quotidiano americano sarebbero bastate poche migliaia di voti per orientare l’esito e il governo israeliano avrebbe condotto una campagna di mobilitazione attraverso istituzioni pubbliche. La ricostruzione, però, fotografa un fenomeno fisiologico: la mobilitazione spontanea delle comunità ebraiche della diaspora e di un pubblico europeo che aveva accolto l’esibizione di Raphael come un atto di resilienza dopo la strage del 7 ottobre. Il consenso del 33% raccolto in Spagna, presentato dal Times come anomalo, racconta semmai una distanza fra l’opinione delle giurie, sensibili al clima politico, e quella degli spettatori. Va inoltre osservato che l’Ebu, pur avendo stretto il codice di condotta e ridotto il tetto dei televoti per utente, non ha mai commissionato indagini indipendenti capaci di documentare irregolarità: la scelta di intervenire sulle regole è stata politica, non tecnica. Nelle scorse ore l’organizzazione è poi intervenuta per bloccare una campagna social di Kan a favore di Bettan, segno di una vigilanza esercitata in modo asimmetrico rispetto ai contenuti ostili a Israele circolati negli stessi giorni sui canali di altri Paesi.

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