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    ROMA EBRAICA

    Miriam Peretz in visita alla Scuola ebraica: “Noi siamo un miracolo”

    La Scuola ebraica di Roma ha avuto l’onore di accogliere Miriam Peretz, che ha incontrato gli studenti del liceo e alcune insegnanti in un momento di straordinaria intensità emotiva e spirituale. Educatrice da anni impegnata nel mondo della formazione e della trasmissione dei valori ebraici, Miriam Peretz è una delle figure più simboliche d’Israele contemporaneo ed è stata anche candidata alla Presidenza dello Stato Ebraico. Madre di due soldati caduti nell’esercito israeliano, ha trasformato un dolore immenso in una testimonianza di fede, speranza e responsabilità collettiva. Suo figlio Uriel morì durante la guerra in Libano; anni dopo perse anche Eliraz, trentaduenne e padre di quattro figli. Eppure, davanti agli studenti, le sue parole non sono state parole di disperazione, ma di forza e continuità.

    “È facile amare D-o quando va tutto bene – ha raccontato ai ragazzi – Ho perso due figli durante la guerra, uno di ventidue anni e uno di trentadue anni con quattro figli, di cui uno di pochi mesi. Eppure, nonostante tutto ho continuato ad amare D-o”. E ancora: “Ogni giorno danzo con D-o. A volte mi fa cadere, a volte mi abbraccia, ma non ho mai lasciato andare la fede. Perché solo da lì arriva la forza per rialzarsi”.

    Con semplicità e profondità, Miriam Peretz ha parlato agli studenti dell’importanza delle radici, dell’identità ebraica e della capacità di rialzarsi anche nei momenti più difficili. “Noi siamo un miracolo – ha detto – e voi dovreste essere orgogliosi di continuare ad essere un popolo speciale. Siamo un popolo che cade e si alza ed è capace sempre di ricostruirsi”. Tra i passaggi più intensi dell’incontro, anche un invito rivolto direttamente ai ragazzi alla responsabilità personale e alla scelta consapevole della propria identità: “Ogni giorno scegliete che tipo di ebrei volete essere. Nessun insegnante e nessun rabbino può scegliere al posto vostro”.

    Particolarmente toccante il racconto delle due pietre custodite nel suo cuore: una pietra nera, presa dal luogo in cui morì il figlio Uriel, e una bianca, donatale anni dopo dal secondo figlio Eliraz come simbolo della possibilità di continuare a vivere anche dopo il dolore. Un’immagine potente, diventata metafora della storia stessa del popolo ebraico: attraversare l’oscurità senza perdere la capacità di ricostruire luce e speranza.

    All’incontro erano presenti anche Alessandro Luzon, vicepresidente vicario della Comunità Ebraica di Roma, la vicepresidente e assessore alla Memoria Carola Funaro, gli assessori alle Politiche educative Milena Pavoncello e Ruben Benigno, insieme al preside della scuola Rav Carucci, a Rav Colombo e Rav Eitan Della Rocca. L’incontro si è trasformato così in una vera lezione di vita, fede e resilienza, lasciando negli studenti e nelle insegnanti presenti un segno profondo e difficilmente dimenticabile.

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