
Gentili ospiti, autorità civili, religiose e militari, signore e signori
Porto il saluto delle 21 Comunità Ebraiche Italiane che questa sera si sono unite in un minuto di silenzio corale per ricordare il 7 ottobre di 3 anni fa.
• 1096 giorni da quel terribile mattino di festa in cui Israele si è svegliato attaccato dentro i propri confini.
• 1200 persone uccise: donne, uomini, bambini, anziani.
• 364 ragazze e ragazzi assassinati al Nova Festival
• 251 ostaggi di cui 166 hanno fatto ritorno a casa vivi dopo inenarrabili sofferenze. Molti di loro non sono tornati vivi e tra questi i piccoli Bibas, vittime come Stefano Gaj Tache’ dell’odio antiebraico.
• Vittime provenienti dai 4 angoli della terra, cittadini di 40 Paesi, che erano in Israele per motivi di tradizione familiare, studio, lavoro.
Oggi siamo qui per ricordare. Ma “ricordare” forse non è la parola giusta. Quei momenti sono ben impressi nella mente di ogni israeliano e di chiunque abbia a cuore Israele, qui in Italia e in ogni altra parte del mondo. Ognuno di noi è stato messo violentemente di fronte alla propria vulnerabilità. Credevamo che, dopo la Shoah e con la nascita dello Stato di Israele, ci fossimo lasciati alle spalle i pogrom, i massacri e l’odio antiebraico. Pensavamo che la frase “Never Again” – Mai Più – significasse davvero mai più.
Mi sono chiesta quali immagini mi siano rimaste più impresse di quel giorno e dei giorni a seguire, a me personalmente. Ci sono molti episodi, storie personali di amici e colleghi, la tristezza che ci ha investito e di cui non siamo riusciti a liberarci fino alla liberazione dell’ultimo ostaggio, la crudeltà di rapire persino i cadaveri, o parti di essi.
Ma c’è una cosa che voglio qui menzionare, ed è la consapevolezza delle torture e violenze sessuali perpetrate da Hamas nell’attacco del 7 ottobre sulle donne israeliane, nonché sugli ostaggi tenuti in prigionia a Gaza. Un documento dell’Association of Rape Crises Centers in Israel, tratta dell’uso di questi abusi come arma di guerra. Un fatto acclarato. Sorelle io vi credo. Eppure… non è stato così. Questo è il 7 ottobre che noi ricordiamo e lo facciamo nell’ignavia e nella colpa di una parte di mondo che invece vuole farlo dimenticare. Non accadrà.
Dall’8 ottobre del 2023 un’ondata di odio senza precedenti ha colpito gli ebrei ovunque fossero. E non solo quello del terrorismo ma anche quello intellettuale, dei media e dei social che inquinano gli animi e rovesciano la realtà, e dove persino le donne vittime di violenze non vengono credute solo perché israeliane. Una internazionale del pensiero unico, del conformismo politico, del test ideologico.
In un crescendo esponenziale che solo in Italia ha quadruplicato gli eventi antiebraici.
Si è sdoganato l’antisemitismo senza più neanche il bisogno di mascherarlo con l’antisionismo.
La nostra preoccupazione più grande è ora rivolta ai nostri giovani. Oggi si sentono in pericolo per il solo fatto di indossare una kippà per strada o una catenina con la Stella di Davide. Rischiano di essere discriminati nei luoghi preposti alla loro formazione, come le scuole e le università.
È proprio a questi giovani, che dobbiamo dare una risposta forte. Oggi più che mai, dobbiamo recuperare e rivendicare il nostro orgoglio di essere ebrei. Non dobbiamo fare passi indietro per paura. Non dobbiamo nascondere la nostra identità.
Vivere a testa alta, fieri della nostra storia, della nostra cultura e dei nostri valori: ce lo impone il 7 ottobre.












