
Il Parc Monceau, nel cuore di Parigi, diventa il custode della storia della famiglia Bibas. In occasione del terzo anniversario del 7 ottobre, è stato inaugurato un viale pedonale all’interno del celebre parco, intitolato ai piccoli Ariel e Kfir Bibas. Insieme alla madre, Shiri, furono rapiti dai terroristi di Hamas nel kibbutz di Nir Oz e successivamente uccisi durante la prigionia.
Sulla targa commemorativa, i nomi dei due fratellini, che al momento del rapimento avevano rispettivamente quattro anni e appena nove mesi, appaiono accanto a quello della madre, ricordati solennemente come “vittime del terrorismo islamista e dell’odio antisemita”.
La cerimonia d’inaugurazione si è svolta alla presenza del sindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire, del presidente del CRIF (il Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche francesi), Yonathan Arfi, e dei rappresentanti della comunità ebraica locale.
Il valore politico del gesto è stato sottolineato dal Consiglio comunale parigino, che ha osservato un minuto di silenzio e ha approvato una risoluzione all’unanimità, in cui ha definito “l’innocenza violata di Ariel e Kfir un simbolo dell’odio antisemita alla base degli attacchi perpetrati il 7 ottobre 2023”.
In quell’occasione Yarden Bibas, padre dei bambini e marito di Shiri, è intervenuto ricordando la sua famiglia. Ferito e catturato a sua volta il 7 ottobre nel tentativo di difendere i propri cari, è stato liberato dopo una lunghissima prigionia. Davanti alla targa, ha rivolto un pensiero alla moglie e ai figli: “Mi dispiace di non essere riuscito a proteggervi”.
Presente alla cerimonia anche Jimmy Miller, cugino di Shiri, che al JNS ha detto: “Il fuoco può essersi spento molto tempo fa, ma la luce di Ariel e Kfir continuerà a bruciare per sempre. Non dimenticheremo e non perdoneremo”.
Miller ha ricordato come il 7 ottobre rappresenti per il popolo ebraico la pagina più drammatica dalla fine della Shoah, una tragedia che ha cancellato non solo Shiri e i bambini, ma anche i genitori di quest’ultima, Yossi e Margalit Silberman, assassinati nel kibbutz. “Le ferite resteranno aperte. Questa intitolazione – ha concluso – è un gesto essenziale di memoria, affinché nessuno dimentichi Ariel, Kfir, Shiri e ciò che gli è accaduto”.













