
Un’iscrizione attribuita a Ramses II riaccende la ricerca della città perduta di Mesn, uno dei misteri dell’antico Egitto. Il ritrovamento arriva da Tell Abu Saifi, nel Sinai, lungo l’antica “Via di Horus”, la rotta militare che collegava l’Egitto a Canaan — un tragitto che attraversa il paesaggio geografico legato, nella tradizione biblica, al racconto dell’Esodo.
Gli archeologi hanno trovato un architrave in arenaria, inciso su tre lati con i titoli di Ramses II — “Ramses il Grande” — che molti studiosi identificano con il faraone della vicenda biblica dell’Esodo, a cui è legata la nascita stessa di Israele come popolo. A colpire i ricercatori è una seconda iscrizione, che cita restauri su una statua dedicata a “Horus, Signore della città di Mesn”. Per gli studiosi è un indizio significativo, anche se serviranno altri scavi per una conferma definitiva.
Accanto all’architrave sono emersi i resti di un tempio, distrutto secondo gli esperti dai romani durante lavori di estrazione. Il complesso avrebbe avuto il suo massimo splendore in epoca tolemaica, prima di essere in parte riutilizzato per una caserma romana nel III secolo d.C. e poi trasformato in una cava di calce.
Nel sito, che si trova proprio lungo la via percorsa da Mosè secondo il racconto biblico, sono state trovate anche due antiche strade e diversi reperti, tra cui statue e frammenti risalenti a varie epoche dell’Egitto faraonico.
Photo credit: Egyptian Tourism and Antiquities Ministry













