
Nel Regno Unito l’antisemitismo non resta confinato alla cronaca politica o agli episodi di violenza urbana. Emerge anche nel calcio, uno degli spazi più popolari e identitari della società britannica. Secondo un nuovo report dell’organizzazione Kick It Out, le segnalazioni di antisemitismo nel football britannico sono aumentate del 43% nella stagione 2025-26, passando da 65 a 93 casi. Il dato si inserisce in un quadro più ampio: l’organizzazione ha registrato 1.744 segnalazioni complessive di discriminazione, il livello più alto mai rilevato.
La maggior parte degli episodi antisemiti ha riguardato i social media, seguiti dai casi avvenuti durante partite professionistiche e nel calcio giovanile di base. Kick It Out ha rilevato un legame temporale tra i picchi di segnalazioni e alcuni fatti di cronaca, tra cui l’attacco alla sinagoga di Manchester e il divieto imposto ai tifosi del Maccabi Tel Aviv di assistere a una partita dell’Aston Villa, pur precisando che la correlazione non prova un rapporto diretto di causa ed effetto.
Per Samuel Okafor, amministratore delegato dell’organizzazione, il dato conferma la presenza di una discriminazione «profondamente radicata» nel calcio, in un clima segnato da crescente odio e retorica divisiva nel Paese. Ma il fenomeno, appunto, non si ferma agli stadi.
A raccontare il senso di smarrimento della comunità ebraica britannica è anche Monty Goldstein, 102 anni, veterano ebreo dell’esercito britannico durante la Seconda guerra mondiale. Parlando all’agenzia PA, Goldstein ha affermato che gli ebrei tornano ad avere paura di camminare per strada, soprattutto nella zona londinese di Golders Green, dove ad aprile due uomini ebrei sono stati accoltellati in un attacco trattato dalla polizia come terrorismo.
«Cosa ho fatto per meritarmelo?», si è chiesto Goldstein, definendo la Gran Bretagna di oggi «non più lo stesso Paese» in cui era cresciuto oltre ottant’anni fa. Le sue parole restituiscono il senso di una frattura profonda: in un Paese che ha fatto della lotta al nazismo e della libertà civile una parte essenziale della propria identità, molti ebrei britannici avvertono oggi una vulnerabilità nuova, che attraversa le strade, i social e persino gli stadi.
Foto in copertina: © Thomas – Stock.adobe.com














