
Giulio Anau, personaggio di spicco dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1944 al 1960, era figlio di Angelo e di Ada Supino; era nato a Pisa il 28 settembre 1911.
Durante il terrore nazista a Roma, Giulio Anau fu costretto a nascondersi per salvarsi la vita. Protetto dal coraggio di un amico, passò quei mesi al buio, scrivendo un diario segreto per non lasciar vincere il silenzio.
Finita la guerra, Giulio ricominciò a vivere e nel 1946 divenne Segretario dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, dedicando tutta la vita a ricostruire le scuole e la cultura del suo popolo ferito.
Il 25 gennaio 1949 l’Italia repubblicana, guidata da Alcide De Gasperi, aveva appena riconosciuto ufficialmente il neonato Stato d’Israele, e la rappresentanza diplomatica israeliana cercava un ponte per riannodare i legami spezzati dalla storia. Pochi giorni dopo giunse nel suo ufficio un invito ufficiale del Consolato d’Israele, rivolto ai vertici delle comunità ebraiche, per le celebrazioni del riconoscimento. Il documento è stato ritrovato all’interno di un faldone conservato nell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma dal tirocinante Gabriel Venezia.
Fu scelto proprio lui, il Segretario dell’Unione: il 9 febbraio 1949, alle ore 15:30, nella sede del Consolato di Roma, Giulio Anau assistette ufficialmente alla cerimonia dell’alzabandiera dello Stato d’Israele.
Mentre il vessillo bianco e azzurro saliva lentamente sul pennone, i suoi occhi videro concretizzarsi il destino per cui aveva tanto lottato. Per l’uomo che era sopravvissuto alla caccia all’uomo nazista e che aveva protetto la memoria ferita del suo popolo, quel tessuto che sventolava libero non era solo il simbolo di una nuova nazione: era la testimonianza visibile e solenne che la vita, la dignità e la storia avevano definitivamente sconfitto l’orrore.
Lilli Spizzichino è una collaboratrice ASCER, Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino”.













