
Centinaia di persone hanno percorso le strade del quartiere ebraico accompagnate dalle voci dei bambini che scandivano i nomi degli ebrei romani, di origine e di adozione, deportati nei campi di sterminio il 16 ottobre 1943 e nei mesi successivi, e ricordando anche gli ebrei uccisi alle Fosse Ardeatine. Sono queste le scene toccanti della camminata silenziosa, organizzata come ogni anno da Elvira Di Cave, Daniel Di Porto ed Elio Limentani.
Scorrono i cognomi e si intuisce come ogni famiglia sia stata toccata dalla tragedia. Il 16 ottobre, infatti, rappresenta la data simbolo della Shoah per gli ebrei di Roma: quel giorno, 1022 persone, tra uomini, donne, bambini furono catturati in ogni quartiere della città per poi essere deportati nei campi di sterminio. Altre centinaia subirono la stessa sorte nei mesi successivi, durante l’occupazione nazista.

L’iniziativa rappresenta un momento intimo e particolarmente sentito per la Comunità, che si ritrova in questa camminata dal 2010. Si passa attraverso i vicoli più stretti che ricordano l’antico ghetto e presso le aree più moderne, oggi meta soprattutto dei turisti. La lettura prosegue fino a Largo 16 Ottobre, per poi concludersi all’interno del Tempio Maggiore. Ad accogliere il pubblico i vertici dell’ebraismo italiano, i bambini delle scuole ebraiche che hanno intonato i cori che hanno accompagnato la cerimonia, e il sopravvissuto ad Auschwitz Sami Modiano, accolto come sempre da un affettuoso applauso.
Durante la cerimonia il pensiero è andato anche agli altri tristi anniversari che caratterizzano questo periodo: l’attentato del 9 ottobre 1982, che, proprio al Tempio Maggiore, uccise il piccolo Stefano Gaj Taché e ferì 42 persone, e la strage di Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre 2023, senza dimenticare la dirompente ondata di antisemitismo di questi ultimi anni.
Elvira Di Cave ha aperto il suo discorso ricordando il “bambino senza nome”, figlio di Marcella Zarfati, nato tra il 16 e il 17 ottobre all’interno del Collegio Militare a Palazzo Salviati dove gli ebrei erano prigionieri: anche lui fu deportato ad Auschwitz. Ha poi sottolineato come la presenza di Sami Modiano sia in grado di trasformare la memoria in un impegno per il futuro e il racconto storico in un’esperienza vissuta e interiore. Ha evocato le prime volte della Camminata, che si svolgevano con tutti i pochi sopravvissuti, i quali si muovevano sotto braccio, come se fossero stati fratelli: oggi si deve continuare con quello stesso spirito. Ha dunque ricordato i due momenti più tristi della storia recente, nel 1982 e nel 2023, ma proprio partendo da questo ha individuato in questo momento storico il tempo di avere giustizia e verità, chiudendo con un riferimento alla Massime dei Padri: “se non Noi per Noi, chi per Noi?”.
Il Presidente CER Victor Fadlun si è unito al dolore di tutte le famiglie coinvolte dalla tragedia della Shoah. Ha dedicato un pensiero a Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta alla deportazione di quel giorno, che dedicò la sua esistenza alla testimonianza: oggi siamo noi a portare avanti il suo ricordo. Ha poi incentrato la propria riflessione sulla parashà di questa settimana, Noach, in cui si analizzano due gravi peccati dell’umanità. Il primo è la violenza che precede il diluvio universale: “Vattimmalè haaretz hamas, la terra si riempì di violenza. Quanto sono moderne queste parole” ha osservato, sottolineando come il termine ebraico “hamas” indichi proprio la violenza che nasce dall’odio gratuito verso il prossimo e che conduce al sopruso e al saccheggio. Il secondo episodio è quello della Torre di Babele, quando gli uomini, uniti, tentarono di sfidare D-o. Fadlun ha ricordato come, secondo alcuni Maestri, la prima colpa sia ancora più grave: D-o può perdonare chi si pente di averlo sfidato, ma non chi distrugge il principio dell’amore reciproco tra gli uomini. Da qui il suo appello alla Comunità a superare diverbi e antipatie, rafforzando il rispetto e la solidarietà. Un insegnamento che Fadlun ha collegato anche alla testimonianza dei sopravvissuti alla Shoah, tornati dai lager e capaci di predicare l’amore anziché l’odio e la vendetta
Rav Riccardo Di Segni ha ricordato come oggi siamo immersi in una mitologia aggressiva che ha trasformato la nostra immagine, ma dobbiamo avere uno spirito critico che ci conduca a combattere le falsità.

A chiudere gli interventi è stato proprio Sami Modiano, che ha ricordato i nostri fratelli innocenti sterminati, che avevano solo voglia di vivere, e la propria tragica esperienza, quando “fu scaraventato in una fabbrica di morte, quando era solo un bambino”. Ha quindi ringraziato la Comunità che in questi anni lo ha adottato e si è rivolto soprattutto ai più giovani, stringendosi con loro in un grande abbraccio.














