
Silvio Gershon Calò nasce a Roma il 4 aprile 1924, figlio di Pacifico e Zaira Di Cave. Cresce in una comunità ebraica profondamente legata alla città e alla cultura italiana: romano fino al midollo, ebreo con orgoglio. Poi arrivano le leggi razziali, le persecuzioni, la Shoah. Silvio sopravvive. E quando tutto sembra finito, sceglie di ricominciare: parte per l’Aliyah, destinazione la Palestina sotto mandato britannico. Non è una fuga, è un progetto: costruire con le proprie mani una patria per il popolo ebraico.
Si stabilisce a Degania Alef, il primo kibbutz, sulle rive del lago di Tiberiade. Lì lavora la terra, vive la vita dura e piena dei pionieri e collabora con l’Irgun Olei Italia, l’organizzazione degli immigrati italiani.
Nel 1948 il mandato britannico finisce e nasce lo Stato di Israele. Quasi subito scoppia la guerra, e Degania si ritrova in prima linea. Silvio non ci pensa due volte: l’amore per Israele, per lui, non si difende con le parole o con la nostalgia. Si arruola e va a combattere. Ha ventiquattro anni e una giovinezza appena ritrovata. La mette tutta al servizio di un sogno. Muore in combattimento il 18 luglio 1948.
La sua storia diventa un simbolo per un’intera generazione di ebrei italiani e per lo Stato appena nato. Nell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma è conservata una lettera arrivata da Israele, firmata da David Ben Gurion, che ricorda Silvio Calò e il suo coraggio.
Il suo sacrificio è un ponte tra due mondi. E dimostra una cosa semplice: l’ebraismo italiano, con la sua storia millenaria e la sua italianità profonda, non è stato secondo a nessuno per coraggio e dedizione.
Lilli Spizzichino è una collaboratrice ASCER, Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino”.













