
Scritte antisemite e minacce comparse sui muri di vicolo Monticelli, a Bologna, mettono nuovamente al centro l’antisemitismo in Italia. Messaggi intimidatori, accompagnati da riferimenti espliciti alla violenza, che hanno provocato la dura condanna dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), secondo cui episodi di questo tipo non possono essere liquidati come semplici atti di vandalismo o provocazioni. “Basta sottovalutare l’odio contro gli ebrei” è il monito lanciato dall’UCEI, che denuncia la gravità delle scritte comparse nel capoluogo emiliano e manifesta solidarietà alle persone prese di mira e alla Comunità ebraica bolognese.
Nel mirino, secondo quanto riferito dall’Unione, anche messaggi che evocano direttamente la violenza fisica. Tra questi, un invito a sparare contro un rabbino, un contenuto che, sottolinea l’organizzazione, supera ogni limite di tollerabilità e configura una minaccia che richiede attenzione e risposte concrete. Nella dichiarazione diffusa, l’UCEI condanna con fermezza le manifestazioni di antisemitismo e richiama le istituzioni alla responsabilità di contrastare ogni forma di intimidazione contro persone e realtà ebraiche.
L’organizzazione chiede alle autorità competenti e alla Magistratura di svolgere tempestivamente tutti gli accertamenti necessari per individuare i responsabili e verificare la natura e la portata delle minacce. Sollecita inoltre che venga mantenuta alta l’attenzione sulla sicurezza delle persone e dei luoghi ebraici. Alle istituzioni, a ogni livello, viene rivolto un appello affinché esprimano una condanna chiara e inequivocabile, senza ambiguità. Il rischio, sottolinea l’UCEI, è che manifestazioni di odio di questa natura vengano minimizzate, perdendo di vista la gravità dei messaggi e il clima di intimidazione che possono alimentare.
La denuncia arriva in una data particolarmente significativa per la memoria della comunità ebraica italiana. Il 9 ottobre ricorre infatti l’anniversario dell’attentato terroristico alla sinagoga di Roma del 1982, nel quale perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché, di appena due anni, e 42 persone furono ferite. La morte di Stefano è rimasta come una ferita profonda nella memoria collettiva ebraica e nella storia del Paese. La memoria di quanto accaduto a Roma impone di non ignorare i segnali di ostilità e di intervenire contro le manifestazioni di antisemitismo prima che possano tradursi in forme più gravi di violenza.
La richiesta dell’UCEI è dunque duplice: individuare i responsabili delle scritte e garantire la sicurezza delle persone e delle istituzioni ebraiche.













