
Buonasera, buonasera a tutti e grazie per essere qui. Grazie all’Ambasciata dello Stato di Israele per aver voluto commemorare le vittime del 7 ottobre insieme all’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982.
Fui ferito, insieme ad altri della mia famiglia e ad altre quaranta persone, quel giorno. Per me non è facile parlare di questa storia ogni volta che mi trovo qui. Per me è molto emozionante.
Stavo riflettendo qualche giorno fa sul funerale di mio fratello Stefano. Quel giorno non c’era solamente la Comunità ebraica di Roma, non c’erano soltanto gli ebrei romani. Ad accompagnare il feretro di Stefano quel giorno c’era tutta Roma, c’era tutta l’Italia, c’era tutto il Paese. Tutto il Paese si strinse alla Comunità Ebraica di Roma perché un bambino di due anni, un bambino ebreo italiano di due anni, era stato ucciso al centro di Roma.
Ed era lo stesso Paese che pochi mesi prima aveva permesso che una bara vuota fosse scaraventata davanti all’ingresso del Tempio. Era lo stesso Paese che aveva permesso che sui giornali si scrivesse ancora che già allora si chiedeva agli ebrei italiani di discolparsi per quello che succedeva tra Israele e Libano. Era la stessa Italia che purtroppo vediamo oggi.
Oggi ho paura a camminare per strada con la kippah. Abbiamo paura, ma non è giusto. Non è questo quello che vogliamo, non è questo quello che meritiamo.
Siamo cittadini italiani e amiamo lo Stato italiano. Amiamo questo Paese, come amiamo profondamente lo Stato di Israele.
Il popolo ebraico ha una grande dote: è un popolo resiliente. Lo ha dimostrato in duemila anni di storia. Quindi ci rialzeremo anche dal 7 ottobre, che è stata la tragedia più grave che abbiamo vissuto dopo la Shoah. Ci rialzeremo, torneremo forti e continueremo ad amare questo Paese. E continueremo profondamente ad amare Israele.
Am Israel Hai
Grazie













