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    ROMA EBRAICA

    “Il 16 ottobre non arrivò all’improvviso, ma con la progressiva delegittimazione degli ebrei”

    L’intervento della Vicepresidente CER e Assessore alla Memoria Carola Funaro nella conferenza di presentazione di eventi e progetti della Fondazione Museo della Shoah per l’83° anniversario del 16 ottobre 1943

    Porto il saluto della Comunità Ebraica di Roma e ringrazio la Fondazione Museo della Shoah, il Presidente Mario Venezia e tutti coloro che hanno contribuito a costruire questo programma di iniziative.
    Per la Comunità Ebraica di Roma questo rapporto ha un significato particolare: la CER è tra i soci fondatori della Fondazione e condividiamo una responsabilità che sentiamo profondamente, quella di custodire e trasmettere la memoria della Shoah e, in particolare, del 16 ottobre 1943.
    Sono trascorsi 83 anni da quella mattina in cui Roma fu attraversata dal rastrellamento degli ebrei. 1.254 persone furono arrestate, oltre mille furono deportate. Soltanto sedici tornarono. Tra loro una sola donna. Nessun bambino.
    Sono numeri che noi, come Comunità Ebraica di Roma, abbiamo bene impressi nella memoria. Ma dietro ciascuno di essi c’era una persona, una famiglia, una casa, una storia.
    E soprattutto dobbiamo ricordare che quel 16 ottobre non arrivò all’improvviso.
    La persecuzione degli ebrei non cominciò con il rastrellamento, né con i treni diretti verso i campi di sterminio. Cominciò prima. Con le parole, con la propaganda, con la progressiva delegittimazione degli ebrei, con le leggi razziali, con l’esclusione dalle scuole, dal lavoro e dalla vita civile.
    Ed è forse questo uno degli insegnamenti del 16 ottobre che oggi dobbiamo avere maggiormente presenti.
    Dopo il pogrom del 7 ottobre 2023 e le guerre che ne sono seguite, assistiamo a una nuova e preoccupante diffusione dell’antisemitismo, troppo spesso mascherato da antisionismo.
    Non voglio fare parallelismi storici. Ma la memoria serve anche a questo: a riconoscere i segnali dell’odio e della delegittimazione e a non sottovalutarli.
    Per questo sono importanti iniziative come quelle che presentiamo oggi. Il teatro, la ricerca storica, gli archivi, i libri e soprattutto il lavoro con i giovani sono strumenti diversi per conoscere e trasmettere questa storia.
    A nome della Comunità Ebraica di Roma, ringrazio tutti coloro che contribuiscono a farlo.
    Perché ricordare quelle vite significa non soltanto sottrarle all’oblio, ma fare della loro memoria un monito per il nostro presente e per il futuro.

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